Mercoledì 09 Ottobre 2013

Palloncini bianchi

e quante lacrime

per l’addio a Giulia

I bambini con le magliette in ricordo di Giulia hanno aperto il corteo funebreGiulia Praolini

Una folla interminabile di persone, silenziosa, commossa e attonita ieri a Piatta, in Valdisotto, ha accompagnato Giulia Praolini nel suo ultimo viaggio terreno. In testa al corteo, a salutare il piccolo angelo portato via in una sola notte da un attacco di meningite fulminante, i suoi compagni di terza con indosso una maglietta con la sua foto, quella con la sua tuta preferita. Sotto una scritta, “Ciao Giulia” e in mano un fiore.

Poi, dietro, tutti gli altri bambini delle scuole di Cepina, quelli dell’asilo, parenti, amici, l’intera comunità, rappresentanti dell’ amministrazione comunale con in testa il sindaco, catechisti, colleghi di lavoro e tanta gente comune. «Sì, l’amico speciale che è Gesù - ci ha spiegato un suo compagno al cimitero - l’ha voluta con sé tra i suoi angeli». Ha scelto Giulia che, il 2 ottobre, festa degli angeli custodi, era in prima fila in chiesa a preparare la messa di inizio anno catechistico lei che, tra poco, assieme ai suoi amici, si sarebbe accostata alla prima confessione.

«Fin qui - ha detto il parroco don Serafino iniziando l’omelia - la parola di Dio. Ora viene il difficile: c’è quella di un uomo, il sacerdote, che in questa occasione spera di dire cose intelligenti». Non ha nascosto la sua difficoltà nel dover parlare a quei genitori, Nadia ed Aurelio, ancora increduli di fronte all’accaduto, a quei tanti bambini che in chiesa, passando dinnanzi alla piccola bara bianca, non sono riusciti a trattenere le lacrime. Don Serafino ha parlato dei due modi di vivere il dolore, senza o con la fede. Il primo fu del poeta Giosuè Carducci che perse un figlio a soli tre anni di età proprio per colpa della meningite.

«Lui parlava - ha ricordato il parroco - di terra fredda, terra nera. Qui in chiesa, oggi, il colore dominante è il bianco, quello della speranza, della rinascita. Anche Gesù è morto per poi risorgere; chi ha fede deve guardare al bianco». Bianco come le ali di un angioletto; tantissime le persone che hanno ricordato così Giulia: «Chissà che festa - hanno detto in chiesa le catechiste nel salutarla - ti avranno preparato in cielo».«Ogni volta che il nostro sguardo incontrerà un pezzo di cielo azzurro - hanno sottolineato le sue maestre - penseremo a te e ai tuoi occhioni, riflesso della bontà del tuo cuoricino che ora non batte più».

Di Giulia sono state ricordate la vitalità, la «silenziosa e delicata disponibilità verso i compagni», il suo sorriso, la sua gioia di vivere. In tanti hanno chiesto a Giulia, tra la commozione generale, di proteggerli e di vegliare su di loro dal cielo. “Giulia qua” ripeteva prima in casa la sorellina Sara di venti mesi, un invito che ha toccato e straziato il cuore di tutti. Il suo è stato il desiderio di tutti: la vogliamo pensare già a colorare quell’arcobaleno che ha fatto capolino sopra il cimitero al termine del corteo.

I suoi amici hanno librato nell’aria dei palloncini bianchi che hanno superato quei riflessi fantastici della luce. «Cari mamma e papà - ha detto Giulia in chiesa per bocca di un altro papà - cercatemi negli occhi di chi amate…. E se un giorno vi sembrerà di non sentire più la mia voce… mettete una mano sul cuore e provate ad ascoltare».n

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