Palazzo in fiamme        Poi tre anni di gelo
L’edificio interessato dall’incendio in una foto d’archivio

Palazzo in fiamme

Poi tre anni di gelo

La vicenda Non si sblocca la ricostruzione del tetto del condominio di via Brigata Orobica e crescono i problemi

Tre anni dopo, il tetto non è ancora stato ricostruito, una persona non ha potuto fare rientro nel suo appartamento e i residenti devono convivere con l’assenza di un ascensore e temperature che in alcune case non superano mai i 16 gradi.

La situazione al civico 47 di via Brigata Orobica a Sondrio è tutt’altro che tornata alla normalità dopo lo spaventoso incendio che il 4 gennaio del 2019 distrusse completamente le due mansarde all’ultimo piano.

Il rogo, probabilmente causato dal malfunzionamento di una delle due canne fumarie presenti negli appartamenti andati distrutti, provocò danni molto ingenti, 19 le persone sfollate; una ventina i vigili del fuoco impegnati per ore per domare le fiamme.

Il rientro

Ad oggi, a parte la proprietaria di una delle mansarde che è ancora fuori casa, gli altri residenti sono tornati nelle loro abitazioni, anche gli inquilini dell’altro appartamento distrutto: la mansarda, infatti, è inagibile, ma il piano sottostante, che fa parte dello stesso appartamento, è invece abitabile, e i proprietari sono quindi riusciti a rientrare. La situazione non è comunque ottimale: non sono ancora iniziati i lavori per ricostruire il tetto, e passando accanto al palazzo che ospita al pianterreno un supermercato Crai si notano i ponteggi posti a febbraio del 2019 e la copertura realizzata da una ditta specializzata di Grosio. Ovviamente questo causa disagi, come, ad esempio, difficoltà a riscaldare gli appartamenti. Ma perché i lavori di ricostruzione della copertura del palazzo non sono ancora nemmeno iniziati? Difficile dirlo. Inizialmente ci sono stati certo dei ritardi per consentire i rilievi della Procura di Sondrio e le perizie. Poi, più di un anno dopo, l’emergenza sanitaria ha messo nuovi bastoni tra le ruote. E la situazione non sembra pronta ad essere sbloccata.

«Nel mio appartamento non riusciamo a superare i 16 gradi centigradi, ho dei bambini, la situazione non è sostenibile e temo possa addirittura peggiorare - racconta Domenico Caprari, che vive con la famiglia al terzo piano, proprio sotto una delle mansarde distrutte -. La maggioranza dei condomini è intenzionata a far togliere i ponteggi e mettere una guaina al posto della copertura che c’è adesso per poi effettuare i lavori di ricostruzione usufruendo dei bonus che sono disponibili, sempre che ci siano le condizioni per farlo. Questo, inevitabilmente, allungherà ancora i tempi per la ricostruzione del tetto, perché servirà un nuovo progetto, quando, però, ce n’è uno pronto che potrebbe essere realizzato prima. E temo davvero che la guaina porterà disagi per la mia famiglia e per quella che abita con noi al terzo piano, sotto l’altra mansarda. Mi preoccupano le infiltrazioni, se qualcosa non andasse nel migliore dei modi le due mansarde diventerebbero una piscina, e i nostri appartamenti, ripristinati con tanti sacrifici, sarebbero di nuovo a rischio».

L’appello

Caprari non vuole sollevare polemiche o cercare colpevoli, ma sottolineare la situazione difficile che la sua famiglia, e non solo, sta ancora affrontando. «Dopo dieci mesi trascorsi in affitto, ora viviamo in una casa costantemente fredda, e non c’è l’ascensore, un vero problema ad esempio per una signora anziana che vive nel palazzo, ma non solo - conclude Caprari -. E tra condomini non riusciamo a trovare un accordo per risolvere una situazione che per alcuni è più grave che per altri. Abbiamo bisogno di un aiuto, spero che ci sia una figura super partes che possa darci una mano, che abbia consigli utili da darci. Gli offrirei volentieri una tazza di tè a casa mia, ma dovrà essere davvero bollente perché c’è il rischio che si raffreddi molto velocemente».


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