Ora il direttore “bacchetta”  «A marzo riaprire il teatro»
Lorenzo Passerini, direttore d’orchestra

Ora il direttore “bacchetta”

«A marzo riaprire il teatro»

Lorenzo Passerini critico con il Comune in vista della ripresa

«Sbagliato negare a priori, adesso, la possibilità di proporre musica live»

«Irragionevole perché siamo in zona arancione? Direi che non c’è nulla di irragionevole nell’ipotizzare, dopo un anno di chiusura, la possibilità di tornare ad aprire le porte dei teatri, ad offrire a musicisti, attori, orchestre la possibilità di lavorare».

Non è piaciuto a Lorenzo Passerini il direttore d’orchestra morbegnese, fondatore dell’orchestra Antonio Vivaldi e direttore musicale dell’associazione Amici della musica di Sondalo, l’aggettivo usato dall’assessore alla Cultura del Comune di Sondrio Marcella Fratta nel commentare la possibile riapertura dei luoghi della cultura il 27 marzo. «Sembra irragionevole parlarne adesso che siamo entrati in zona arancione» ha detto Fratta al nostro giornale domenica ricordando al contempo che avendo messo in campo il progetto “Pillole di teatro in tempo di covid” anche per il mese di marzo «ce ne restiamo tranquilli».

«Ma come? - dice Passerini - Sono state fatte scelte precise, c’è un protocollo approvato dal Cts, il 27 si riaprirà in zona gialla con il 25% di capienza e solo previa ulteriore verifica il 15 marzo, perché dire che se ne riparlerà a settembre? E’ evidente che se per fine marzo la Lombardia sarà ancora in zona arancione accetteremo la cosa, ce ne faremo una ragione, ma in caso contrario perché anteporre ostacoli? Studi di tutto il mondo, e l’assessore per prima lo ammette, dicono che le sale sono sicure. Il nostro pubblico non è quello degli stadi, con tutto il rispetto per gli appassionati di calcio. Crediamo di meritare almeno la possibilità di provarci».

Già perché quello che più di ogni altra cosa preoccupa Passerini è che definire ora irragionevole l’eventualità di riaprire si traduca in una chiusura anche laddove le condizioni rendessero possibile il ritorno sui palchi e anche in una sorta di psicosi capace poi di tenere lontano il pubblico.

Sondrio ha aderito alla mobilitazione proposta da Unita (Unione nazionale interpreti teatro e audiovisivo) - ricorda il maestro -: il 22 ha acceso le luci del Teatro Sociale. Negare a priori la possibilità, bollandola come irragionevole, è un controsenso. Senza contare che se non apre Sondrio, in Valle non lo farà nessuno visti i numeri. E questo ci preoccupa. Non capiamo perché debba essere sempre la cultura a subire queste penalizzazioni. Non è questione di aprire domani, ma di farlo a determinate condizioni. Non abbiamo mai chiesto niente - aggiunge - , nel momento in cui ci danno una possibilità, una, di tornare a lavorare, però non vogliamo che si dica che è irragionevole».

Lorenzo Passerini, che insieme ai suoi orchestrali ha appena terminato di registrare la Sinfonia numero 4 di Mahler per Rai 5, ricorda anche che la Vivaldi si è adattata alle mutate condizioni, ha investito molto sulle trasmissioni televisive, «ma - sottolinea - se riaprono i teatri perché puntare ancora sullo streaming? Centocinquanta persone paganti non basteranno per i nostri spettacoli? Metteremo un’orchestra più piccola. Serviranno altri fondi? Li troveremo perché la cultura non può essere sempre l’ultimo pensiero».

All’estero

Il direttore d’orchestra valtellinesei, che ha già date programmate a Las Palmas (alle Canarie dirigerà Cenerentola di Rossini in aprile) e in Belgio a maggio (a Liegi), chiede all’assessore Fratta di non lasciare le porte del teatro di Sondrio chiuse se sarà possibile riaprile, ma di dare la possibilità a lui e ai suoi orchestrali di esibirsi, se non sabato 27, domenica pomeriggio, 28 marzo. «Perché - conclude - è un segnale importante».


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