«Ora il calcio ritrovi la sua fantasia»
Luca Colombo con Walter Zenga

«Ora il calcio ritrovi la sua fantasia»

La delusione dei tifosi sondriesi, che individuano nell’educazione allo sport il punto da cui ripartire. Mister Colombo: «Bisogna lasciar liberi i bambini di giocare» - Polattini: «Poca qualità, puntare sui settori giovanili».

«Un campionato del mondo senza Italia è come un’estate senza sole e senza mare»: queste parole di Gianni Pedrola, uno dei componenti del Grupp Sasela, i tifosi più caldi del Sondrio, sintetizzano al meglio l’umore degli appassionati di calcio italiani la mattina dopo il mancato successo contro la Svezia a San Siro e la conseguente mancata qualificazione ai Mondiali dell’estate prossima in Russia. «Sono molto deluso - ha proseguito Pedrola - e c’è davvero poco da dire. Mi aspettavo che l’Italia si qualificasse ai Mondiali e invece non è successo. Adesso è ora di cambiare tutto: a livello internazionale contiamo meno di zero e, per quanto mi riguarda, Carlo Tavecchio (il presidente della Figc, ndr) doveva andarsene ancora prima di essere eletto».

Rimanendo nell’ambito del Sondrio calcio e dei colori biancazzurri, pur non entrando nel dettaglio delle questioni tecniche e tattiche, il tecnico della formazione valtellinese Luca Colombo prova ad analizzare le possibili strade a lungo termine per uscire da questa situazione di stallo di tutto il movimento calcistico italiano: «Dispiace e sicuramente fa specie non vedere l’Italia ai Mondiali. - sottolinea proprio mister Colombo -. Si tratta di una cosa troppo grande da spiegare in un attimo e sarebbe facile sparare a zero su tutto e tutti. Io credo, invece, che bisogna lasciare fare le cose a chi le sa fare e a chi di dovere. Quello che, però, mi sento di dire, è che sarebbe necessario tornare ad avere più qualità e più fantasia e per poterlo fare bisognerebbe educare i bambini allo sport: al momento, in questo senso, a scuola si fa troppo poco, mentre bisognerebbe lasciar liberi i bambini di giocare e farli appassionare a uno sport».

E, a proposito di bambini, l’eliminazione di lunedì sera dell’Italia contro la Svezia fa ancora più male se si pensa che sugli spalti di San Siro ad assistere alla gara erano presenti i ragazzi delle scuole calcio di Pontese, Olympic Morbegno e Valchiavenna, oltre ai tecnici che stanno seguendo le lezioni del corso per allenatori di settore giovanile Uefa C. «L’eliminazione dell’Italia - ha evidenziato il delegato provinciale della federazione Daniele Croce - non è una nota positiva per nessuno e impone un’attenta riflessione. Tutte le riforme e gli investimenti effettuati nel settore giovanile evidenziavano la necessità di dare un futuro più adeguato al movimento. Ora deve esserci l’impegno di tutti e a tutti i livelli per garantire una maggiore competitività al movimento stesso, ovviamente nazionale compresa».

Una competitività che, secondo Roberto Polattini, uno dei tecnici più esperti nel panorama calcistico della provincia di Sondrio, è mancata per vari motivi: «Innanzitutto va detto - ha esordito Polattini - che dispiace per l’eliminazione, ma non si tratta né di un’Apocalisse, né di una tragedia. I veri problemi della vita e del mondo attuale sono altri. In ogni caso credo che l’Italia abbia pochi giocatori di qualità rispetto al passato, anche perché oggi molti meno bambini giocano a pallone negli oratori, sui campetti di periferia o per strada. Per tornare competitivi bisogna puntare sui settori giovanili, anche sui naturalizzati se necessario e su un allenatore che abbia carisma e sia un selezionatore che faccia giocare i migliori calciatori nel loro ruolo migliore e non cambi continuamente modulo».

Infine, parola a Michele Rigamonti che 11 anni fa, aveva assistito dal vivo alla finale dei Mondiali Italia-Francia a Berlino: «Senza Italia non sono Mondiali. - sottolinea l’imprenditore valtellinese - I Mondiali sono un periodo bello, emozionante: ti ritrovi con gli amici a vedere le partite e provi orgoglio quando senti l’inno di Mameli. Quest’estate, invece, tutto questo mancherà e forse è anche giusto così visto che il livello tecnico attuale dell’Italia è basso e mancano quei campioni in grado di tirare fuori il coniglio dal cilindro. Lunedì i giocatori ci hanno messo l’anima, ma con davvero tanta confusione».


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