Omicidio a Grosotto. Per Casula chiesta  la condanna a vita
Casula è stato scortato dagli agenti della polizia penitenziaria nell’aula 12 (Foto by Foto Gianatti)

Omicidio a Grosotto. Per Casula chiesta

la condanna a vita

La Procura: «Emanuele era in grado di intendere e volere

e l’unico sconto possibile è sull’isolamento diurno».

Carcere a vita. In una parola, ergastolo. Chiede il massimo della pena la Procura della Repubblica di Sondrio per Emanuele Casula, il ventenne di Grosotto che uccise la sua ragazza, Veronica Balsamo (che di anni ne aveva 23), e ferì quasi mortalmente Gianmario Lucchini, 35 anni (da allora è in uno stato vegetativo), la cui unica colpa fu quella di averlo notato a Roncale, la sera in cui perse la testa.

L’unico “sconto” che la pubblica accusa concede in virtù del rito abbreviato riguarda l’isolamento diurno, “obbligatorio” nel caso in cui viene data la massima pena in presenza di più reati gravi. I due sostituti procuratori, Elvira Antonelli e Giacomo Puricelli, ci hanno messo tutto il loro impegno per convincere il gup Fabio Giorgi che l’imputato non ha diritto ad alcuna attenuante, ma che gli efferati delitti di cui si è macchiato (omicidio di primo grado, tentato omicidio, occultamento di cadavere, oltre a diversi episodi di furto anche aggravato) «meritano di essere considerati senza il vincolo della continuazione e in tutta la loro gravità».


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