Occupazione in Valle, aumenta l’illegalità
Si è parlato di lavoro partendo dai numeri al convegno di giovedì (Foto by foto gianatti)

Occupazione in Valle, aumenta l’illegalità

Numeri preoccupanti quelli usciti dal convegno promosso ieri dal comitato consultivo dell’Inail di Sondrio. Centocinquanta i lavoratori in nero, 600 quelli irregolari e le aziende che non rispettano la legge superano il 60%.

Centocinquanta lavoratori in nero. Inesistenti per la legge, ma presenti sul posto di lavoro. Ma non solo: seicento erano in condizioni irregolari. Benvenuti in Valtellina.

Non c’è solo la crescita degli infortuni - che anziché diminuire dal 2015 al 2016 sono aumentati di oltre sessanta casi - a preoccupare i rappresentanti dei lavoratori e delle istituzioni. C’è soprattutto la diffusa presenza di situazioni di illegalità. Totale o parziale, ma comunque sempre sostanziale.

Giovedì al convegno promosso dal comitato consultivo dell’Inail di Sondrio, presieduto dal sindacalista Daniele Tavasci della Cisl, si è parlato di lavoro partendo dai numeri. Le cifre e le percentuali della legalità - o purtroppo sarebbe meglio dire dell’illegalità - e della sicurezza. Ovvero infortuni e malattie professionali.

I numeri più allarmanti sono quelli illustrati da Walter Giacobbi, dell’Ispettorato territoriale del lavoro di Sondrio. Un ente che rappresenta un punto riferimento in materia di vigilanza (con cento ispezioni nei cantieri all’anno), sicurezza, previdenza e assicurazioni. «In materia di sicurezza e rapporti di lavoro, in ambito nazionale la percentuale di aziende irregolari è del 73% e in provincia di Sondrio non siamo lontani. È una percentuale ancora alta e negli ultimi tempi a causa della crisi le irregolarità non diminuiscono: quando l’impresa è in difficoltà tende ad abbandonare alcuni aspetti come sicurezza e il rispetto dei contratti». Le violazioni riguardano documentazione, sorveglianza sanitaria, formazione e informazioni e dispositivi di protezione individuale. «Nelle aziende l’uso dei dpi è una lacuna evidente e immediata, ad esempio nei cantieri per quanto riguarda caschetto e scarpe, oggetti palesemente tralasciati, a dimostrazione di come quest’impostazione alla sicurezza sia trascurata da parte di taluni imprenditori. E non possiamo sottovalutare i rischi di cadute dall’alto».

Un capitolo centrale è quello dell’irregolarità. «Nel 2016 in Italia sono stati scovati 62mila lavoratori in nero: qui la sicurezza non c’è, stiamo parlando di situazioni pericolose. In provincia di Sondrio nel 2016 ne abbiamo trovati 150, non sono pochi. Quelli irregolari sono circa 600 e le aziende che non rispettano la legge superano il 60%, anche se bisogna misurare il tipo di irregolarità. Ma ricordo che non ci sono sanzioni su aspetti formali, sono tutte sostanziali. In ventuno casi è stata sospesa l’attività aziendale».

C’è tanto lavoro da fare, ma gli operatori? «Siamo un po’ in pochi. Compreso il nucleo carabinieri passato da uno a due unità, siamo in tredici: una forza ispettiva che in vista di pensionamenti non lontani rischierà di ridurre il proprio ruolo sul territorio. Si è richiesto un potenziamento in funzione delle carenze”.

Gionni Gritti, presidente di Confartigianato, ha sottolineato l’importanza di «una formula cooperativistica che ci consenta di lavorate insieme – imprese, associazioni dei lavoratori, enti di controllo – per la prevenzione».

Franco Rampi dell’Inail ha illustrato la situazione e le opportunità. «In Italia abbiamo 400mila trattori con più di cinquant’anni. Possiamo immaginare cosa significhi a livello di vibrazioni, inquinamento acustico e insicurezza. Abbiamo a disposizione risorse per la sicurezza: laddove si sono relazioni positive è molto più agevole costruire questi percorsi. I soldi vanno ben spesi per eliminare i rischi».


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