Novate, la bonifica dell’ex Falck: un preventivo da 6 milioni
Edoardo Bay e Fulvio Aurora

Novate, la bonifica dell’ex Falck: un preventivo da 6 milioni

Associazioni ambientaliste e comitato hanno presentato i conti. Sala consiliare gremita - «È tempo di lavorare tutti insieme per la salute».

Una bonifica da 6 milioni di euro. Sia per la discarica dell’ex stabilimento Falck di Novate Mezzola sia per quella del Giumello di Samolaco. Questo il “preventivo” presentato martedì sera da Legambiente, Medicina democratica, Associazione Amici della Valcodera e, soprattutto, Comitato Salute Ambiente Valli e Lago per eliminare in via definitiva il problema del cromo in forma esavalente presente sul territorio dopo la chiusura dell’attività produttiva dell’acciaieria ormai quasi trent’anni fa.

Una sala consiliare gremitissima quella che ha assistito all’assemblea convocata dalle associazioni per fare il punto della situazione in vista dell’udienza preliminare fissata per il 12 settembre, durante la quale si saprà se i soggetti pubblici e privati coinvolti nella vicenda della messa in sicurezza dei siti saranno rinviati a giudizio o meno.

«Crediamo sia venuto il momento di lavorare tutti assieme per il diritto alla salute - ha spiegato Giulia Colzada del comitato - dopo anni di rapporti difficilissimi. Il fatto che si sia in questa sala per la prima volta dopo molti anni è già un segnale».

Due i temi principali affrontati dall’incontro prima di entrare nel merito della bonifica: la vicenda giudiziaria, sia quella penale sia quella amministrativa ricapitolata da Fulvio Aurora di Medicina Democratica, e la vicenda della concentrazione di cromo in falda, 30 milligrammi per litro, concessa da Regione Lombardia in difformità dalla legislazione nazionale. Che ne prevede cinque. Una disparità di trattamento mai digerita a Novate. Oltre a questo la mancanza, ancora, di una indagine epidemiologica che faccia luce sulla correlazione tra la presenza dello stabilimento e l’incidenza dei tumori. «Una situazione come quella di Novate non l’ho mai incontrata in 40 anni di visite a stabilimenti - ha commentato l’ex medico del lavoro e membro di Legambiente Edoardo Bay -. Credo che si tratti dell’unico caso in cui la Regione ha disciplinato in modo difforme una materia già oggetto di una legge dello Stato».

Quindi l’idea di bonifica. Il modello è quello di Spinetta Marengo, dove la Solvay sta trasformando con il ditionito di sodio il cromo esavalente nel sostanzialmente innocuo cromo trivalente. Costo dell’operazione 7 milioni di euro per 3 ettari e una profondità di 7-8 metri. L’area valchiavennasca di ettari ne misura 7, ma la profondità del materiale inerte è minore. Si parla di 3-4 metri.

Un bilancio comunque ben diverso da quello prospettato vent’anni fa, quando si scelse la strada della messa in sicurezza. Allora si parlò di un intervento da 70 miliardi delle vecchie lire. Il problema è sempre chi paga. Per questo l’obiettivo è quello di mantenere alta la pressione. Così come sembra intenzione del comitato far sentire la propria presenza anche all’esterno del tribunale di Sondrio con un presidio il 12 settembre.


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