«Non tagliate il cedro»  Operazione salvataggio  per l’albero di 90 anni
Il maestoso cedro davanti al villino Lambertenghi

«Non tagliate il cedro»

Operazione salvataggio

per l’albero di 90 anni

Via Stelvio I proprietari del villino Lambertenghi

intendono abbattere la pianta: non ci sono vincoli

Non c’è pace per i cedri cittadini siano essi di competenza pubblica o privata.

A dieci anni dal taglio dell’esemplare di piazza Campello nell’ambito del progetto restyling dello spazio ai piedi del campanile che tanto clamore provocò tra petizioni e proteste più o meno eclatanti (il giardiniere di palazzo Pretorio Eugenio Nonini vi si incatenò) e con una serie di altri interventi di “potatura spinta” qua e là nel mezzo, a destare preoccupazione è ora l’annunciato taglio del cedro argentato del giardino di villino Lambertenghi in via Stelvio, edificio progettato nel 1927 dall’ingegnere Ugo Martinola cui si deve il disegno di molte importanti costruzioni, pubbliche e private in città.

Una decisione, quella del privato che ha recentemente acquistato l’immobile, che è del tutto legittima - non esistono vincoli in materia -, ma che ha comunque spinto i residenti ad organizzarsi per una raccolta firme.

“Salviamo un albero (e miglioriamo la nostra vita)” è il titolo che campeggia sull’appello che intanto sta girando nelle case della zona, quelle tra l’ospedale civile e san Rocco, ma che potrebbe allargare il suo giro d’azione «perché - spiegano i promotori dell’iniziativa - si tratta di una questione che riguarda il benessere dell’intera città».

«La scorsa settimana - si legge sulla petizione - sono già state fatte tagliare le conifere sul retro del giardino, quello che dà sull’oratorio. Colpiti duramente dalla mancanza degli amici alberi, ci siamo accorti che lo scenario è quello di un isolato di solo cemento, asfalto e facciate che si fronteggiano grigie, a breve distanza l’una dall’altra. E ora abbiamo saputo che il prossimo a cadere sarà il cedro atlantico che da 90 anni allieta la via Stelvio».

I promotori della raccolta firme sono consci che non esistono vincoli di tutela - gli edifici Martinola sono tipologicamente vincolati ma i loro giardini no come dimostra la recente ristrutturazione della villa di via Gavazzeni - e che dunque il proprietario non ha alcun obbligo né nei confronti del Comune, né tantomeno in quello dei vicini di casa, «ma - dicono - non possiamo assistere in silenzio alla perdita, pezzo dopo pezzo, di parti importanti di quel verde pubblico e privato che da sempre distingue e qualifica il nostro quartiere» e che, aggiungono, rappresenta un patrimonio importante anche da un punto di vista della saluta.


© RIPRODUZIONE RISERVATA