Non c’è il lieto fine, ma il libro su Dina è un inno alla vita
Dina Bormolini non ha mai abbandonato il sorriso

Non c’è il lieto fine, ma il libro su Dina
è un inno alla vita

A ruba le prime mille copie del volume. Nelle pagine di “La malattia mi ha salvata” paura e gioie di una ragazza di Livigno - Il ricavato alla Dynamo Camp.

Non è una favola, perché il lieto fine non c’è stato, e la malattia incurabile ha portato via Dina Bormolini a 23 anni, ma il libro sulla sua convivenza con la malattia che lei stessa aveva iniziato e poi ha continuato l’insegnante Cinzia Galli, per i valori espressi da Dina non solo è un incentivo a chi si trova in difficoltà a non mollare mai, ma esorta tutti ad apprezzare la vita nella quotidianità.

«Questi sentimenti li voleva trasmettere a tutti e quindi è nato questo libro», ricorda la mamma Rosa, che non solo è stato un angelo custode della maggiore dei suoi quattro figli, non lasciandola mai per un solo istante durante la malattia, ma ha contribuito al libro col proprio diario.

“La malattia mi ha salvata” è il titolo che Dina, ragazza del 1992 di Livigno scomparsa nell’ottobre del 2016, aveva scelto e la dice lunga sulla positività con la quale la ragazza ha affrontato la sua battaglia col tumore che dapprima le è costato l’amputazione di un piede, poi tanta chemioterapia, ed infine l’ha portata in cielo. La malattia, per ammissione della stessa protagonista, è stata l’occasione per una vita nuova, con la riscoperta degli affetti familiari, con l’avvicinamento a Dio, la scoperta dei veri valori dell’amicizia. Una forza di rimanere attaccata alla vita che l’ha portata a insegnare catechismo, a fare l’animatrice, a condividere ogni istante della sua esistenza dopo quel fatidico 27 giugno 2013, il giorno dell’amputazione. Nelle pagine le sue paure per l’intervento, la felicità per avere imparato a camminare con la protesi, ma anche le preoccupazioni per i nuovi ricoveri.

Un calvario che i numeri illustrano impietosamente: 51 viaggi all’ospedale Rizzoli di Bologna, 38 al Morelli di Sondalo, 200 giorni di chemioterapia e 30 di radioterapia. Ma nel mezzo anche lo sfizio di tatuare sulla protesi la propria iniziale e una coccinella, la sciata sulle nevi di casa, le tante feste con amici e parenti. Il libro è una perfetta simbiosi fra le testimonianze scritte di suo pugno da Dina e le pagine del diario di quel periodo di mamma Rosa. Un corso di chitarra, una delle tante iniziative di Dina nella sua seconda vita, come il ricamo, le permette di conoscere l’insegnante Cinzia Galli, che l’aiuta nella stesura del libro, ma nel 2014 le condizioni di Dina peggiorano e la ragazza non prosegue l’opera che rischiava di essere incompiuta. «Per completarla ho avuto l’idea di trascrivere tutti i post su Facebook che Dina aveva scritto e nell’ultima parte ho invece lasciato spazio ai ricordi di chi l’aveva conosciuta bene». Un libro che si apre con la drammatica notizia di quanto fosse grave quel dolore al piede sinistro del quale si lamentava.

Appena uscito, le prime mille copie sono andate a ruba, del libro è pronta una ristampa. Il prezzo è di 14 euro e il ricavato andrà alla Dynamo Camp, associazione che ospita gratuitamente bambini e ragazzi con patologie gravi e croniche sia in terapia che in post. Il libro è in vendita nelle edicole del Piccolo Tibet e di Semogo, frazione di Valdidentro.


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