«Noi teniamo aperto»   La rivolta corre sul web
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«Noi teniamo aperto»

La rivolta corre sul web

Forti malumori Anche in Valle c’è chi è pronto a non rispettare il decreto

Lo stop del questore: «Pronti a rilevare condotte illecite e a fare multe»

Anche in provincia di Sondrio sembra iniziare a prendere piede la “disobbedienza civile”, come la descrivono i promotori della protesta, di “Io apro 1501”, che coinvolge baristi e ristoratori (ma anche albergatori, gestori di palestre ed esercizi per cui sarebbe prevista la chiusura) dalla giornata di domani.

Non attendono il nuovo Dpcm o decreto legge, che probabilmente si conoscerà oggi ed entrerà in vigore domani, ma hanno già deciso che alzeranno la saracinesca per non abbassarla più, in barba alle disposizioni e pronti, forti anche di un presunto pool di avvocati pronti a difenderli, anche a prendersi pesanti sanzioni.

La protesta ormai incalza sul web, accompagnata dall’hasthag #ioapro e #ioapro1501, una rivolta di esercenti che hanno intenzione di aprire, qualunque siano le disposizioni dettate dal Dpcm contro la pandemia. Una protesta in toni cordiali, senza negazionismo, assicurano gli ideatori, che lancia un appello al massimo rispetto e collaborazione con le forze dell’ordine in caso verranno a visitare le strutture aperte.

La rivolta è nata da un imprenditore, Maurizio Stara, per estendersi in tutta Italia e ha già ottenuto l’appoggio di alcuni personaggi politici, come il leader della Lega, Matteo Salvini.

Seppur l’iniziativa sia arrivata anche in Valtellina e Valchiavenna (prima attraverso Facebook, poi attraverso Telegram sono nati un gruppo e una chat “Io apro Sondrio e provincia”), le adesioni al momento non appaiono numerose.

Forse è ancora presto, qualcuno prenderà la decisione solo domani, ma spulciando tra vari gruppi sui social i dubbi sembrano tanti nel nostro territorio, anche tra gli esercenti in difficoltà. Ovviamente, c’è chi condanna l’iniziativa, ma anche tra chi l’approva c’è la preoccupazione per le possibili sanzioni, la paura di essere i soli ad aderire, ma anche dubbi sull’immagine che potrebbe essere data di un settore che, seppur in forte crisi, non vuole apparire come “fuori legge”. Tanti se e ma, pochi che al momento ci mettono la faccia e affermano di voler aderire alla protesta.

Tra di loro Gaetano, il titolare del rifugio alpino Baitamotin ad Oga di Valdisotto, che con un video messaggio su Facebook annuncia che il 15 aprirà il suo locale.

«Ho deciso di aderire perché la situazione sta diventando insostenibile - afferma -. Non abbiamo diritto a ristori in quanto rifugi, per via del codice Ateco. Non mi lasciano lavorare, ma bollette passano e i fornitori vanno pagati, di cosa possiamo vivere? Non è per essere eversivi, ma credo che il diritto al lavoro sia fondamentale, come quello alla sanità, e qui in Valtellina ci hanno tolto entrambi».

C’è chi è convinto che le forze dell’ordine chiuderanno uno o entrambi gli occhi, ma il questore Angelo Re, che ha inviato una nota a Digos, Squadre volanti, Arma dei carabinieri, Guardia di finanza e Polizie locali, avverte: «Metteremo in atto tutte le misure idonee ad evitare pericolosi assembramenti e che garantiscano, nel frattempo, il mantenimento dell’ordine pubblico. Si procederà, inoltre, alla rilevazione di condotte illecite e alla contestazione delle relative sanzioni». Parole nette, chiare, che pongono un deciso altolà alle manifestazioni


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