«Noi salvate dalla neurochirurgia  Ora non può restare vuota così»
Anna Rita Osmetti e Eugenia Dos Santos

«Noi salvate dalla neurochirurgia

Ora non può restare vuota così»

Parlano due pazienti

«Quando ho visto il reparto di neurochirurgia del Morelli, nel quale nell’ultimo anno ho ricevuto tante cure e tanta umanità tanto da sentirmi a casa, desolatamente vuoto, mi è venuta una fitta al cuore. Non può esistere una situazione simile. Solo chi non sa cosa vuol dire essere ammalato ed avere un ospedale dove ti curano bene e ti ricoprono di umanità può decidere di smantellare un ospedale efficiente come il Morelli».

A parlare è la signora Eugenia Dos Santos, portoghese che vive a Grosio da tanti anni. «Al Morelli io devo la mia salvezza, in pratica ero paralizzata ed il medico Nicola Di Marco mi ha rimesso in piedi inserendomi degli stimolatori elettrici nella schiena; una tecnica molto evoluta che praticano solo a Milano oltre che al Morelli. Il mio esempio personale la dice lunga sull’alta qualità delle prestazioni erogate al Morelli. Non ha senso che si vada a depotenziare una struttura simile, andando a perdere questa ricchezza professionale che attualmente c’è».

La nuova realtà la signora Dos Santos l’ha sperimentata sulla propria pelle: « Sono stata ricoverata in chirurgia generale qualche giorno; ormai nello stesso reparto ci sono malati con diverse patologie. Nulla a che fare con prima. E’ un casino e se penso alla neurochirurgia desolatamente vuota, non posso che essere triste. Inoltre ora avrei bisogno delle cure della terapia del dolore, ma senza il compianto dottor Rubino, che non è stato sostituito, che mi segue? ».

Anna Rita Osmetti di Grosotto dopo una vita professionale interamente trascorsa al Morelli nel ruolo di ausiliaria, tre anni fa è diventata paziente per colpa di un’ischemia. «Sono stata ricoverata per mesi e l’équipe diretta dal dottor Massimo Brambilla ha fatto davvero tutto il possibile per riportarmi alla normalità. Ora utilizzo un tutore per camminare, ma ho recuperato le funzionalità che avevo perso».

Le problematiche dovute alla chiusura del Morelli le sta già verificando sulla sua pelle. «Io devo sempre effettuare una ginnastica specifica per le mie esigenze e ed ora la palestra dove andavo al Morelli è chiusa spiega Osmetti - ; la stanno allestendo in uno spazio esterno dove c’è la piscina. Senza la possibilità di poter accedere alla palestra del Morelli devo andare all’ospedale di Tirano. La premessa è che il personale è davvero gentile e premuroso anche a Tirano, ma ovviamente la palestra non è attrezzata come quella del Morelli e quindi non si possono svolgere gli stessi esercizi».

Tutta una serie di problemi per cui le pazienti rivorrebbero indietro il loro reparto. Anche per una quawstione di comodità e di strada da fare.


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