«Noi nel patrimonio Unesco? Bella idea»
Il passo dello Stelvio sotto la neve. Il progetto è farlo diventare patrimonio Unesco

«Noi nel patrimonio Unesco? Bella idea»

Della Valle, direttore di Pirovano Stelvio, promuove la proposta: «Sarebbe un ulteriore salto di qualità». Un patrimonio storico e ambientale unico: «Ma imprenditori e politici chiamati a fare la propria parte».

«Passo Stelvio nel patrimonio dell’Unesco? L’idea ci piace e può offrire risultati molto importanti». Arriva proprio dallo Stelvio il primo commento positivo all’idea lanciata dal sito Valtellina turismo mobile: mettere in campo la massima unità d’intenti e utilizzare risorse della tassa di soggiorno per promuovere la candidatura.

La premessa di Stefano Della Valle, direttore di Pirovano Stelvio, è chiara: il passo è il valico alpino più alto d’Italia e ha delle ottime potenzialità.

Punto d’incontro fra Lombardia, Svizzera e Alto Adige, offre servizi e opportunità agli sciatori nella stagione estiva, ma anche ai motociclisti, agli appassionati di bici e a tutti coloro che vogliono godersi il paesaggio e i tornanti della celebre strada. « Diventare sito Unesco vuol dire essere presenti su una piattaforma ancora più internazionale – spiega -. Sappiamo che questi luoghi vengono presi in considerazione soprattutto da visitatori che arrivano da molto lontano.

Un risultato così importante permetterebbe di compiere un salto in avanti a una località che è già famosa per lo sci e il ciclismo. Un passo che non è solo confine, ma soprattutto punto d’incontro fra culture e popoli ben integrati». L’obiettivo è ambizioso e condivisibile, ma anche per Della Valle serve la massima unità d’intenti.

«Anche in previsione di una candidatura del genere, l’unità del territorio dev’essere un aspetto condiviso da tutte le autorità e dagli operatori. Una candidatura del genere necessita di competenze professionali. Gli attori principali, sia la politica, sia gli imprenditori, sono chiamati a fare la propria parte». Le premesse per vincere la sfida ci sono tutte. «Abbiamo una strada d’interesse storico, siamo al confine fra terre d’Europa che proprio cento anni fa hanno vissuto momenti drammatici, ora invece c’è il desiderio di costruire un futuro sostenibile partendo proprio dalla storia, dalle tradizioni e dal paesaggio. Siamo nel 2015, a un secolo dall’inizio della Grande guerra. Sarebbe auspicabile utilizzare questi tre anni di anniversari di quei momenti così tristi per costruire un percorso positivo incentrato proprio sullo Stelvio».

Non va trascurata, secondo Della Valle, l’esperienza dei Grigioni. Un’area che hanno beneficiato, in un contesto che per ricordare il claim di Sankt Moritz è già “top of the world”, del trenino rosso all’Unesco. «Non dobbiamo dimenticare la vicinanza con l’Engadina. Lo Stelvio nel patrimonio dell’Unesco sarebbe un valore aggiunto per tutto il territorio di confine».

L’intervento del direttore di Valtellina turismo mobile Sandro Faccinelli, che ha raccolto anche sui social centinaia di letture e condivisioni, sembra avere centrato l’obiettivo a livello di coinvolgimento dell’opinione pubblica e degli addetti ai lavori. Gli ingredienti fondamentali secondo Faccinelli, che si è occupato dal 2003 al 2007 delle candidature Unesco dei terrazzamenti vitati valtellinesi ed è stato responsabile per l’Italia della candidatura del Trenino Rosso del Bernina come direttore della Fondazione ProVinea, sono unità d’intenti e innovazione. Ai lettori del web sembrano graditi. Ora, se l’obiettivo è realmente condiviso, tocca alla politica.


© RIPRODUZIONE RISERVATA