«No al polo chirurgico unico»  La Valchiavenna punta i piedi
Patrizia PIlatti, Severino De Stefani, Luca Della Bitta

«No al polo chirurgico unico»

La Valchiavenna punta i piedi

Il mandamento esprime la propria posizione sul futuro della sanità provinciale alla luce degli incontri coi tecnici del Politecnico e delle posizioni espresse dagli amministratori del mandamento di Sondrio.

«Netta e totale contrarietà alla chiusura delle sale operatorie di Sondalo e di Chiavenna. Nessuno faccia fughe in avanti». È firmato da Patrizia Pilatti, presidente dell’assemblea dei sindaci, da Severino De Stefani, presidente della Comunità montana della Valchiavenna e dal sindaco di Chiavenna Luca Della Bitta il documento con cui il mandamento esprime la propria posizione sul futuro della sanità provinciale alla luce degli incontri coi tecnici del Politecnico e delle posizioni espresse dagli amministratori del mandamento di Sondrio.

Pochi giorni fa, infatti, i sindaci della provincia di Sondrio sono stati chiamati ad intervenire ad un incontro con l’Ats della montagna e con il Politecnico di Milano nell’ambito del percorso di costruzione del modello di sanità per il nostro territorio di montagna. Ora, come prevede il metodo concordato ogni territorio invierà il proprio specifico contributo sulla situazione del mandamento per favorire gli stessi tecnici nella conoscenza dei bisogni e di ciò che quotidianamente vivono i cittadini-utenti. Per questo motivo, in questi giorni, i sindaci della Valchiavenna sono impegnati in un confronto serrato sul documento da inviare a Milano e che sarà reso noto integralmente non appena trasmesso.

«Nel nostro intervento alla conferenza dei sindaci, tra gli altri aspetti - ricordano gli amministratori della Valchiavenna - , abbiamo sottolineato un semplice principio: ad un territorio montano non si può applicare un modello cittadino. Per questo motivo l’intervento dei comitati popolari di Sondalo, Chiavenna e Bassa Valle ci ha fatto molto piacere in quanto perfettamente coincidente con il nostro».

Come già fatto al tavolo con Politecnico e Ats, gli amministratori della Valchiavenna ribadiscono come ogni territorio abbia delle esigenze di salute, di tempi, di posizione geografica che sono vere e non capricci e come lo studio voluto dalla Regione serva proprio a questo, a trovare il modo migliore per rispondere alle esigenze di ciascun territorio. «Per questo - l’accusa - non servono fughe in avanti di singoli sindaci o di mandamenti come avvenuto negli ultimi giorni» e il riferimento è ovviamente alla proposta trapelata dalla riunione della Comunità montana di Sondrio.

«Come sindaci della Valchiavenna - continuano - abbiamo già espresso la nostra netta e totale contrarietà alla proposta avanzata ad ottobre dalla Cisl di chiudere le sale operatorie di Sondalo e Chiavenna (classico esempio di come si voglia applicare un modello di città in montagna)».

Nel documento che i sindaci invieranno a Milano «dimostreremo - dicono - come il presidio ospedaliero di Chiavenna, il Pronto soccorso ed un adeguato servizio di Emergenza urgenza insieme a diversi e altri servizi e reparti siano irrinunciabili a Chiavenna e meritino, piuttosto, un potenziamento. Ci pare che avessimo condiviso con gli assessori Sertori e Gallera un metodo di lavoro. Noi e loro siamo rimasti fedeli e responsabili a questo percorso. Poi ci sarà il momento in cui la politica regionale, sulla base di quanto raccolto, deciderà il modo in cui fare sanità sul nostro territorio. E noi ribadiremo, oggi e allora - concludono - , la necessità di avere i servizi adeguati presso l’ospedale di Chiavenna».


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