Nella neve da ore: salvo per un soffio
L’intervento del 31 dicembre è avvenuto in condizioni davvero proibitive per i soccorritori

Nella neve da ore: salvo per un soffio

Valfurva, ha rischiato di morire assiderato un comasco che si era avventurato verso la Pizzini con le ciaspole. Lo ha trovato la task force dei soccorritori che ha sfidato la bufera in quota. Ricoverato in ospedale, sta meglio.

Quando il bormino Robert Antonioli, volontario del soccorso alpino nonché pluricampione di scialpinismo, ha puntato il potente faro del quad con il quale stava risalendo la strada ghiacciata alla ricerca disperata del ciaspolatore disperso in Valfurva, e ha notato sul versante opposto una macchia scura nella neve, a strapiombo su un torrente, ha creduto si trattasse di un masso.

Ma non ha spostato il fascio di luce, perché voleva essere certo che quel punto nella neve non fosse il ciaspolatore comasco di 56 anni, dato per disperso da diverse ore. Ed è grazie a quella decisione se Moreno Sordelli, 56 anni di Lurate Caccivio, ieri ha potuto vedere l’alba del nuovo anno. Lo hanno trovato in uno stato di avanzata ipotermia, a un passo da quell’abisso che - se solo si fosse addormentato, ed era lì lì per farlo- lo avrebbe inghiottito per sempre. Gemeva dal freddo, dopo essere rimasto quattro ore immerso nella neve senza potersi muovere. Era semi incosciente, non si era neppure accorto che i soccorsi lo avevano individuato. Sordelli avrà modo di rifarsi del Capodanno trascorso in ospedale. Le sue condizioni sono in netta ripresa e i medici hanno deciso di trattenerlo solo il tempo strettamente necessario.

Una storia che vale la pena essere raccontata, perché testimonia ancora una volta - se mai ce ne fosse bisogno - il grado di efficienza raggiunto dalla macchina dei soccorsi in montagna.

Una ventina le persone che la sera di San Silvestro hanno risposto senza esitare alla richiesta di aiuto: volontari della settima delegazione di Bormio e Valfurva e finanzieri del soccorso alpino delle fiamme gialle di Bormio. Super attrezzati e con passo atletico si sono portati in quota i due gruppi capitanati da Angelo Fachin della guardia di finanza e da Valerio Sosio del soccorso alpino, mentre dalla centrale operativa Silvano Bedognè del soccorso alpino raccoglieva ogni elemento utile per indirizzare le ricerche.

Sordelli si era allontanato in tarda mattinata. Aveva salutato la moglie in albergo - sono degli habitué della zona - con l’intenzione di fare una ciaspolata. «Vado al rifugio Stella», aveva detto alla consorte. Ma alle 19 non era ancora rientrato e così è scattata l’emergenza. Prima tappa, proprio il rifugio a 2mila metri di quota. Ma lì nessuno lo ha mai visto transitare. Fortuna vuole, però, che un gruppo di ciaspolatori lo avesse notato alle 14,15 mentre si stava dirigendo verso il rifugio Pizzini a quota 2800 metri.

La segnalazione è stata di fondamentale importanza perché diversamente le squadre si sarebbero concentrate in un altro settore, più a valle. Il comasco, si è poi saputo, dopo aver raggiunto la Pizzini è caduto sulla via del ritorno. Giunto nei pressi di un punto molto impervio ha perso uno dei bastoncini e nel tentativo di recuperarlo è finito nello strapiombo. Lo ha fermato la neve, bloccandolo dalla cintola in giù, ma quando ha cercato di liberarsi dalla morsa si è reso conto di essere sull’orlo di un precipizio.

Poi, alle 20,45, l’arrivo del quad con a bordo Antonioli che dalla strada che risale la Malga Pedranzini ha puntato quel faro e lo ha scorto nella neve. Il recupero non è stato facile. C’era bufera e il luogo era impervio. Ma dopo una serie di manovre ben coordinate il ferito è stato imbarellato e issato con corde, poi caricato sul quad e nel fondovalle su un’ambulanza che lo ha portato a sirene spiegate al Morelli di Sondalo. Per il comasco, l’inizio di un nuovo anno. Per i soccorritori, la riprova che quello appena concluso non è trascorso invano.


© RIPRODUZIONE RISERVATA