Negozi che chiudono a Morbegno, via Fabani soffre: «Resistere è dura»
Uno scorcio della via in prossimità del centro

Negozi che chiudono a Morbegno, via Fabani soffre: «Resistere è dura»

Da una parte ci sono solo saracinesche abbassate, dall’altra frutta, pane, erboristeria e “Mare d’asporto” . L’ex fiorista: «Lavoravo anche, ma le tasse ammazzano».

Sacche urbane, residenzialità poco valorizzata, crisi dei negozi. A Morbegno si ritorna a parlare di via Fabani, nel suo tratto affacciato su piazza Rivolta. Sullo sfondo l’arengario, edificio un filo allegorico, decorativo ma un po’ smunto, al centro della piazza una rotonda più che spartana. Entrando nella via, poi, a sinistra una fila quasi ininterrotta di negozi chiusi. Sulla destra stanno prendendo piede attività di servizio, l’autoscuola Baroncini, tengono gli alimentari, “Non solo pane”, “Le 4 stagioni Ortofrutta”, l’erborista “Il Miscuglio Verde” e il “Mare d’asporto”.

Quest’ultimo è un po’ l’attività “sfidante” del quartierino rispetto ai generi commerciali, si definiscono “Gastropub”, pub e gastronomia, per il cibo da asporto incrociano i mestoli con le pizzerie e la concorrenza cinese, araba, dominante in questo settore del food, con una formula italiana di pesce di mare in montagna, che va bene sia per un “take away”, sia per girare con il cartoccio da asporto del fritto in una serata di svago. Hanno i tavoli, vendono il prodotto fresco. Forse per questo, nella via Fabani delle tante vetrine e insegne che chiudono, o che nemmeno vengono rilevate, loro si sono insediati. E tengono. E anche loro, aspettano, che prima o poi arrivino «gli aiuti», aiuti per i naufraghi del commercio di questa arteria, centralissima e a tratti, trascuratissima.

«Come va? Si lavora - spiega Paola Ugolini, imprenditrice e ristoratrice -. Non come tre anni fa quando abbiamo aperto. In realtà il movimento è meno un po’ per tutti – dice – e, certo, non aiuta la chiusura di altri negozi». Di fronte a loro, dall’altra parte della strada, c’è un vero e proprio ammainare delle bandiere del commercio. Ha chiuso da poche settimane “Flowers”, il fioraio, e qualche mese fa “Surplus”, jeanseria, che si è spostato in via Nani, cento metri in linea d’aria. Il titolare di Flowers è andato in pensione. «Non perché non lavorasse, anzi» spiegano i passanti. Il problema semmai è che nessuno è ancora subentrato. Ma intanto l’impatto, anche visivo, di tante vetrine spente è impressionante. Al Mare d’asporto si parla di una formula che finora ha funzionato. «Noi – precisa la titolare – prima di aprire ci abbiamo pensato. Negozi come il nostro in Italia, soprattutto al Sud, nelle località di mare, ce ne sono, funzionano nelle realtà turistiche, prendi il tuo cartoccio ti fai la passeggiata per il centro, ti mangi un po’ di fritto». La domanda che aleggia è se Morbegno sia una città turistica.

«Potrebbe essere molto più sfruttata – precisa Ugolini –, perché tra chiese e palazzi chiusi ci sembra venga valorizzata poco. Se vivi nel centro storico te ne rendi conto, la domenica la gente passeggia, arriva davanti alla chiesa di San Pietro, ma è chiusa e non si può entrare. Parliamo di palazzo Malacrida, sotto le feste natalizie c’è stato l’ingresso libero, ma un edificio di questo tipo sarebbe da fare visitare tutto l’anno». Parla anche Aldo Bevilacqua, il suo grande negozio di fiori lavorava parecchio: vendita, allestimenti per cerimonie, spedizioni. «Io ho lasciato solo perché ormai sono in pensione – spiega – andavo avanti, sono stato qui 34 anni, ma nel commercio ci sono troppe tasse, ti “ammazzano”. Ora vediamo se qualcuno raccoglie il testimone».


© RIPRODUZIONE RISERVATA