Muretti a secco, un’arte da insegnare
Un muretto a secco sul versante terrazzato

Muretti a secco, un’arte da insegnare

L’istituzione di una scuola di formazione, punto di riferimento lombardo, potrebbe essere la strada giusta. «Un elemento forte dell’identità culturale valtellinese» - Da Colico a Grosio le costruzioni si snodano per 1.200 km

Una scuola di formazione per trasmettere l’arte della costruzione dei muretti a secco, patrimonio identitario della Valle e, ulteriore step, alla certificazione della figura professionale del costruttore di muretti a secco. Potrebbe essere questa una strada per mantenere - come patrimonio materiale e immateriale insieme - le costruzioni di pietra che, da Colico a Grosio, per 1.200 km si snodano lungo il territorio.
Se n’è parlato ieri al convegno “Conservare e valorizzare il paesaggio culturale della Media Valtellina e della Valposchiavo. Costruire con la pietra a secco. Patrimonio culturale intangibile”, promosso dalla Comunità montana di Tirano (presente il vicepresidente, Severino Bongiolatti) e dal Polo Poschiavo. «Stiamo lavorando per creare operatori del settore che sappiano costruire i muretti e per costituire una scuola che li possa formare - ha detto Cristina Scarpellini, neo presidente di Fondazione Pro Vinea -. Pro Vinea non è un organismo politico, per cui il nostro ruolo è quello di sollecitare le istituzioni ad un piano di sviluppo che, in altre regioni, è già attivo, ed a sensibilizzare per creare una rete territoriale, nazionale ed internazionale. Sappiamo tutti cosa abbiamo davanti agli occhi, ma occorre prendere in mano la situazione, perché la costruzione dei muri non può ricadere solo sui viticoltori».
L’esempio viene dal Trentino dove è attiva dal 2013 la scuola della pietra a secco all’interno dell’Accademia della montagna. «Abbiamo attivato corsi di primo e secondo livello - hanno affermato Gianfranco Manfrini ed Ermanno Savoi - con certificazione finale delle competenze da parte della Provincia di Trento».
«Al di là dell’importanza oggettiva e fisica, i muretti a secco sono un forte elemento caratterizzante dell’identità valtellinese - ha detto l’ingegnere tiranese, Dario Foppoli i -. Noi siamo gente di montagna abituata a trasformare la montagna per poterla vivere e utilizzare. Ecco che le costruzioni a secco devono essere mantenute dal punto di vista produttivo, paesaggistico, turistico ed idrogeologico».
Corsi anche in provincia di Sondrio, vengono organizzati: la differenza è che qui manca la certificazione della figura di costruttore esperto. Il Piemonte ce l’ha, come pure il Veneto. «In mezzo c’è la Lombardia - ha sottolineato Foppoli -. Stiamo cercando di completare il puzzle perché noi valtellinesi, insieme alla Valposchiavo, potremmo essere punto di riferimento lombardo». Peraltro attraverso l’associazione internazionale dei paesaggi terrazzati il Trentino vorrebbe condividere questo percorso formativo, in modo che ogni regione crei il proprio profilo professionale.
Ma come si costruisce un muretto a secco? Lo insegna Martin Lutz, ingegnere e consulente ecologico e istruttore per la costruzione dei muretti a secco. «Ho imparato sul posto venti anni fa – ha dichiarato ieri -. Dopo aver studiato, ho cominciato a lavorare come responsabile dei muri a secco e sono stati mandato in Scozia per imparare. Ora costruisco e insegno come fare muri di sostegno, di cinta, terrazzamenti. Una volta si spaccava la roccia e con quello che si trovava sul luogo si edificavano i muri per sostenere il terreno. Oggi si procede in questo modo quando possibile, ma per lo più si compra la pietra nelle cave e, soprattutto, si riparano le costruzioni cadute, raramente se ne costruiscono di nuove».


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