Municipi senza soldi e pochi dipendenti  «Uniamo le forze in Valchiavenna»
La gestione della macchina amministrativa nei piccoli Comuni diventa sempre più problematica

Municipi senza soldi e pochi dipendenti

«Uniamo le forze in Valchiavenna»

Della Bitta sprona la sua terra: «È ora di tornare a parlare di Comune unico»

De Stefani: «Primo passo: associare gli uffici tecnici».

«Occorre far ripartire il dibattito per intraprendere una strada che ci porti, anche con passaggi intermedi, al Comune unico di Valchiavenna». Il sindaco di Chiavenna Luca Della Bitta ne è convinto, per la verità dai tempi del referendum per la fusione a cinque comuni fallito alla fine del 2013, ma quella che fino a qualche anno fa era un’idea ora rischia di diventare una necessità di fronte alla quale far finta di niente potrebbe essere impossibile.

La questione è stata discussa in assemblea di Comunità Montana venerdì sera e tutto è partito dalla richiesta di aiuto avanzata da Prata Camportaccio sul fronte delle risorse umane a disposizione. Da tempo l’amministrazione del sindaco Davide Tarabini è alle prese con un personale ridotto all’osso. Una richiesta di collaborazione che, inevitabilmente, ha riportato al centro del dibattito la questione della razionalizzazione delle risorse disponibili: «Le difficoltà sottolineate da Prata Camportaccio – ha commentato Della Bitta – sono quelle di molti comuni del territorio. Credo che sia venuto il momento di tornare a discutere di un percorso comune che, pur partendo da posizioni differenti, ci porti alla nascita di un comune unico di valle in un ottica di medio-lungo termine». Intavolare un discorso, insomma, perché le attuali amministrazioni comunali, quasi tutte in scadenza nel 2019, di concreto potranno fare ben poco.

Prima e dopo il referendum di 5 anni fa il dibattito in valle fu acceso. Non solo sulla prima ipotesi, poi tramontata, di fusione per arrivare a un comune unico di tutto il comprensorio. Ci furono anche delle proposte intermedie, legate soprattutto alla vicinanza geografica tra i comuni esistenti. Una di queste ipotesi indicava la possibilità di varare un comune per la Vallespluga, uno per la Bregaglia, uno per il fondovalle e uno per i tre comuni lacustri. Da aggiungere a Chiavenna, ovviamente. Peraltro anche su questa ipotesi ci sarebbero parecchie difficoltà. Una conclamata, visto che la cittadinanza di San Giacomo interrogata pochi anni fa in merito si era espressa a larga maggioranza per avviare un percorso con Chiavenna e non con Campodolcino e Madesimo. Sull’ipotesi di fusione tra i tre comuni del lago, invece, solo poche settimane fa i tre sindaci si erano detti favorevoli. Un piccolo passo avanti in questi anni è stato fatto. Gordona ha assorbito il piccolissimo comune di Menarola.

Venerdì sera un’altra strada l’ha indicata il presidente della Comunità Montana Valchiavenna Severino De Stefani. Un altro degli attori schieratisi a favore della fusione nel 2013. «I problemi di personale sono evidenti per tutti i Comuni – ha spiegato – ma anche l’ente comprensoriale ha parecchi problemi. Presto affronteremo alcuni pensionamenti e bisognerà fare delle valutazioni sulla possibilità, anche economica, di rimpiazzare queste persone. Per i piccoli comuni la situazione è grave e non ha certo aiutato il nuovo codice degli appalti, che richiede un lavoro burocratico decisamente pesante. Negli anni scorsi avevo invitato i Comuni a muoversi per associare quantomeno gli uffici tecnici, ma ci sono state molte resistenze. L’invito è ancora valido».


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