Multa pagata, ma in ritardo  «Sanzione con tassi altissimi»
La sede della azienda Okay a Talamona

Multa pagata, ma in ritardo

«Sanzione con tassi altissimi»

Per un errore di tre soli giorni triplicata la somma richiesta alla Okay, nota azienda dell’area industriale fra Morbegno e Talamona. «Applicata la legge, ma così non si sconfina nell’accanimento sul cittadino?».

La multa era stata pagata, ma dopo tre anni l’agenzia delle entrate si è rifatta viva per chiedere oltre 300 euro. Una sorpresa arrivata come un fulmine a ciel sereno lasciando stupiti i titolari della Okay, nota azienda dell’area industriale fra Morbegno e Talamona. «Vogliamo segnalare il fatto che ci è accaduto in questi giorni per evitare che altri cittadini possano subire quanto è capitato a noi» tiene a rimarcare Gilberto Corti, presidente del consiglio di amministrazione dell’azienda della Bassa Valle.

Il caso risale al 16 aprile del 2015, «quando dal Comune di Borghetto Santo Spirito, in provincia di Savona, ci viene notificata una multa di 131 euro» spiega Corti. Un mezzo della ditta aveva superato, infatti, di 15 chilometri orari il limite dei 50 che era consentito su una strada del ponente ligure. Qual è il problema allora? Che l’importo sarebbe rimasto di 131 euro se pagato entro 5 giorni.

«Purtroppo, per ragioni varie (il titolare era in ferie, avevamo appena sostituito la persona che si occupava dei bollettini postali)- dicono dall’azienda- c’è stato un errore da parte nostra ed il bollettino è stato pagato il 24 aprile del 2015, ben tre giorni oltre il limite previsto».

Siamo ai giorni nostri, è il 18 gennaio di quest’anno. «In questa data- ancora Corti- ci viene notificata una cartella di pagamento di 330 euro, comprensiva di sanzioni e interessi che abbiamo pagato. Quindi in totale, per questa multa siamo arrivati ad un pagamento totale di 461,72 euro». Dall’azienda non negano l’errore compiuto in buona fede, «Ma a tutto c’è un limite. Sicuramente il Comune ha applicato quanto stabilisce la legge, ma ci chiediamo se questa legge sia equa o non sconfini nell’accanimento sul cittadino. In questi tre anni non si poteva mandare un avviso bonario per evitare di emettere delle cartelle esattoriali?- sottolinea Corti-.Un’altra domanda che ci facciamo è se le stesse regole valgono anche al contrario cioè quando è il cittadino che riceve in ritardo dei rimborsi da parte della pubblica amministrazione. Possiamo anche noi chiedere gli stessi tassi di usura (cioè pari al 10% a semestre)?».

E aggiunge: « Non è una questione della cifra in sé, sebbene io mi chieda quale sarebbe stato l’ammontare del bollettino se fossero passati 10 anni, ma il nocciolo è la modalità con la quale si è proceduto a mettere meccanicamente in atto questa pratica. Abbiamo chiesto spiegazioni al Comune e ci è stato risposto che tutto sta nelle mani dell’agenzia che per loro conto si sta occupando delle pratiche. Un po’ poco come risposta».


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