Morti sul lavoro, numeri choc: grido d’allarme dell’Anmil
Emilio Giacomelli a Colda (Foto by gianatti)

Morti sul lavoro, numeri choc: grido d’allarme dell’Anmil

Il presidente territoriale Giacomelli: «La crescita ha riguardato i lavoratori under 34 e gli over 65».

Le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’Inail nei primi 10 dieci mesi di quest’anno sono state 945, 81 in più rispetto allo stesso periodo del 2017 (+9,4%). È quanto emerge dagli “open data” pubblicati sul portale dell’Inail, secondo cui le denunce di infortuni sono state 534.605, in aumento dello 0,2% rispetto al 2017, mentre le patologie di origine professionale denunciate sono state 49.760 (+1,9%). Nel solo mese di ottobre le morti segnalate sono state 68, ovvero 11 in più rispetto alle 67 dello stesso mese del 2017.

«Stiamo assistendo impotenti a un drammatico crescendo - dichiara il presidente territoriale dell’Anmil, Emilio Roberto Giacomelli -. Un peso notevole, in questa triste contabilità, spetta sicuramente alla lunga catena di quelli che tecnicamente vengono denominati “incidenti plurimi”, che sono in effetti quelli che accadono proprio nei settori più rischiosi. Ma quello che ci colpisce (e non certo sorprende) - aggiunge Giacomelli - è che la crescita delle morti sul lavoro ha riguardato in particolare i lavoratori under 34 (da 147 a 171 casi) e gli over 65 (da 65 a 71 casi), dimostrando che a pagare i costi umani più pesanti sono ancora i lavoratori più giovani, vittime innocenti di un sistema lavoro sempre più precario ed insicuro, e gli anziani che, dopo lunghi decenni di lavori pesanti ed usuranti, vedono ancora lontano il sospirato traguardo di una serena pensione, sebbene non possano più confidare su una prestanza fisica adeguata a certi ambiti lavorativi. Questi sono numeri che ci impongono di rivolgere il massimo impegno alla diffusione della cultura della sicurezza e alla formazione professionale, soprattutto ai giovani e ai meno giovani - commenta il presidente dell’Anmil -, ma non dovrebbe trattarsi di una formazione meramente normativa, quanto piuttosto di una formazione con un approccio metodologico nuovo, basato su un’analisi innovativa del rischio e sul valore e l’efficacia della testimonianza, cioè del racconto diretto di una persona che ha subìto un infortunio».

A livello di settore gli incrementi maggiori si riscontrano nell’industria e in particolare nelle attività manifatturiere dove, per i soli incidenti avvenuti in occasione di lavoro (escludendo dunque quelli in itinere), l’incremento è stato dell’11,2% (passando da 62.000 a 69.000 circa) mentre i morti da 83 sono diventati 88. «Mai come in questo caso ci rendiamo conto che la sicurezza è figlia diretta della corretta prevenzione e la mancanza di verifiche nella costruzione e manutenzione delle infrastrutture, la carenza di ispezioni e controlli, la scarsa adozione di misure collettive ed individuali di protezione, stanno generando una situazione cui non possiamo restare indifferenti. Soprattutto pensando che dietro questi numeri spesso ci sono i nostri figli».


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