Morti improvvise  Duecento casi all’anno
Esercitazione dei soccorritori a Sondrio (Foto by Foto archivio Gianatti)

Morti improvvise

Duecento casi all’anno

Dopo la scomparsa dell’ispettore di Polizia Bajardo e della giovane di Poggi

Morti improvvise e (forse) evitabili: occorre informare sui sintomi che le preannunciano, ma anche effettuare screening in grado di prevederle.

Nell’ultimo periodo la provincia di Sondrio ha avuto a che fare con scomparse premature e difficili da spiegare, pochi giorni fa la morte (forse per infarto, ma in mancanza di una diagnosi è impossibile stabilirlo con certezza) di Stefano Bajardo, poliziotto 55enne senza precedenti problemi di salute noti, e due settimane fa a perdere la vita mentre passeggiava a Poggiridenti è stata Elisa Molinari, appena 19 anni e, pare, con patologie pregresse.

Al centesimo posto

Questi i casi più eclatanti che hanno scosso la Valtellina, ma non certo i soli, ed è inevitabile riflettere su un problema, quello delle morti improvvise, che tocca davvero da vicino la provincia di Sondrio, soprattutto in riferimento agli uomini. Stando ai dati forniti dall’Istat, l’indicatore di mortalità evitabile riferito al 2018 (ultimo disponibile) che si riferisce ai decessi delle persone sotto i 75 anni di età che potrebbero essere ridotti grazie a interventi per migliorare adeguatezza e accessibilità dell’assistenza sanitaria, e grazie alla diffusione di stili di vita più salutari e alla riduzione di fattori di rischio ambientali, in Italia era pari a 17 decessi per 10mila residenti, con valori molto più elevati tra gli uomini (22,5 per 10mila abitanti contro 11,9 delle donne).

E Sondrio ha un valore di 19,7 morti ogni diecimila abitanti, ma se per le donne il dato è di 12,1, preoccupa quello degli uomini, pari a 27,5.

Un numero, quello relativo alle morti evitabili tra gli uomini, che pone la provincia di Sondrio al poco invidiabile centesimo posto in Italia su 106 province.

«Questi decessi sono circa 60mila all’anno in Italia, in Valtellina e Valchiavenna si stima siano poco meno di 200 l’anno - commenta il dottor Gianfranco Cucchi, cardiologo sondriese -. Sarebbe utile tenere un registro delle morti improvvise, sulla stregua di quello che esiste per i tumori. Studiando l’anamnesi delle persone decedute e realizzando schede per ognuna di loro, si potrebbero meglio capire le dinamiche». Morti improvvise, abbiamo detto, e anche evitabili. Ma come?

«Bisogna informare le persone in modo che siano coscienti dei sintomi premonitori - afferma il dottor Cucchi -, così che possano riconoscerli e permettere di intervenire in tempo. Fondamentali, inoltre, esami e screening che possano far riconoscere patologie, spesso congenite, che potrebbero portare al decesso».

In questo senso, possono aiutare anche le autopsie sui corpi di chi ha perso la vita improvvisamente, specie in età giovane.


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