Morte della donna incinta, perizie a confronto
Claudia Bordoni

Morte della donna incinta, perizie a confronto

Grosio: per il consulente della Procura Claudia Bordoni sarebbe morta per una malattia difficilmente diagnosticabile.

Per il consulente incaricato dalla Procura di Milano non ci sarebbe alcun rapporto causale tra la morte di Claudia Bordoni ed eventuali responsabilità di medici e personale sanitario della clinica Mangiagalli di Milano dove la manager di Grosio di 36 anni si era fatta ricoverare al quinto mesi di gravidanza (era in attesa di due gemelle) e dove il 28 aprile scorso è deceduta a causa di una emorragia.

Come è noto, nell’ambito dell’inchiesta, coordinata dal pm di Milano Maura Ripamonti, nei mesi scorsi sono stati iscritti nel registro degli indagati per omicidio colposo quattro dipendenti della Mangiagalli (due dottoresse e due ostetriche) e poi, lo scorso 3 novembre, dopo diversi mesi di lavoro, è stata depositata la consulenza del medico legale Dario Raniero, nominato dal pm.

Consulenza che - stando a notizie trapelate e diramate da agenzie stampa - avrebbe accertato che la donna è morta per una devastante emorragia interna causata da un’endometriosi, malattia che colpisce il tessuto dell’utero e che è molto difficile da diagnosticare. Come detto, dalla consulenza emergerebbe che non c’è un nesso di causalità tra l’operato degli indagati e il decesso. Di diverso parere, invece, il consulente di parte dei familiari della donna. Per Roberto Paoletti, sussisterebbe, invece, quel nesso di causalità sul quale i legali hanno fatto leva nelle loro controdeduzioni per chiedere alla Procura di non archiviare il caso e di procedere con indagini al fine di chiedere il rinvio a giudizio degli indagati.

Ora l’ultima parola spetta al pm, che dovrà decidere se chiudere le indagini per arrivare a una richiesta di rinvio a giudizio o chiedere l’archiviazione per gli indagati, scelta quest’ultima che appare alquanto probabile se venissero confermate le indiscrezioni sull’esito del lavoro fatto dal perito della Procura che ha ripercorso tutta l’odissea ospedaliera di Claudia.

Dal 13 al 20 aprile scorso, la donna era stata ricoverata al San Raffaele di Milano per complicazioni nel corso della gravidanza (la donna faticava a restare in cinta e per questo si era sottoposta ad un ciclo di cure). Il 26 aprile, poi, si era recata al pronto soccorso della clinica Mangiagalli, il 27 era stata ricoverata nel Dipartimento materno-infantile ed era morta il 28 per un’emorragia interna. Nella stessa clinica, tra l’altro, nel mese di marzo si era già recata per diverse volte con accessi al pronto soccorso.


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