«Morbegno, sanità carente: si lascia spazio ai privati»
Il Pot di Morbegno è in attesa di definizione e intanto le carenze spingono chi può a rivolgersi ai privati

«Morbegno, sanità carente: si lascia spazio ai privati»

Il dibattito sul Pot. Il sindaco Ruggeri ha concordato con le preoccupazioni della minoranza sui servizi. «Stiamo attendendo le quattro Tac promesse e stiamo cercando di capire quali siano le strategie dell’Ats».

Taglio agli ambulatori di ortopedia, nessuna Tac, mancanza di posti letto all’Hospice e attesa del progetto sulla sanità di montagna. Non è la prima volta che il consiglio comunale di Morbegno si occupa di sanità pubblica in termini allarmati. Lo ha fatto di nuovo nell’assemblea consiliare di mercoledì sera, quando il sindaco Andrea Ruggeri ha risposto alle sollecitazioni del consigliere di minoranza Fulvio Bottà sul Pot (Presidio ospedaliero territoriale) di Morbegno.

Il sindaco in prima istanza ha confermato le preoccupazioni avanzate il mese scorso dal circolo Pd “Giulio Spini” di Morbegno e Bassa Valle, riferite a un ulteriore impoverimento dell’ospedale di Morbegno. «Ci è stato confermato che da tre giorni a settimana l’ambulatorio ortopedico è stato ridotto a due giorni, a causa della cessazione dal servizio di un medico, di una dimissione volontaria, mentre un altro medico sta svolgendo gli ultimi mesi di servizio prima del pensionamento. L’Azienda fa sapere di essere in attesa del concorso pubblico per risolvere il problema della carenza di personale». Oltre alla riduzione delle giornate in cui gli specialisti ortopedici sono presenti a Morbegno, per l’ambulatorio c’è la questione delle Tac. «Quattro quelle previste, ma ad oggi non consegnate - ancora Ruggeri -. Stiamo cercano di capire se siano o meno in arrivo e quali siano le strategie sul Pot». E poi ancora i posti letto nel reparto Hospice, «che sono sette rispetto agli 11 promessi. A riguardo ci viene spiegato che a conclusione dei lavori sullo stabile saranno 11 o anche di più se ce ne fosse la necessità». Il consigliere Bottà ha chiesto conto anche dei punti irrinunciabili per l’ospedale chiesti nella delibera condivisa dai Comuni della Bassa Valle. «È stato stabilito con Ats di farsi carico delle valutazioni strategiche sull’intera sanità di montagna, è stato quindi affidato in questo senso un incarico al Politecnico: siamo in attesa dei risultati. A breve avremo anche un incontro con i sindaci del mandamento».

Sulla questione, dalla minoranza è intervenuto anche Paolo Ronconi. «Da tre anni abbiamo definito la sanità di montagna e ora dobbiamo ripartire da capo. Intanto in mezzo c’è stata una reazione a catena di chi lavora nella sanità, degli enti locali e dei cittadini che sono andati a farsi curare altrove - ha sottolineato -. La sanità di montagna non è mai partita; il servizio di emergenza è stato omologato a un territorio di pianura con densità di popolazione completamente differente dalla nostra; l’auto medica copre un territorio che va dalla Valvarrone alla Vallespluga; l’elicottero ha delle criticità».

E ha aggiunto: «A oggi, insomma, il territorio non ha portato a casa nulla nemmeno per le specialistiche, il caso di ortopedia è lampante, così come la geriatria, da medico assisto spesso a liste di attesa di 7 mesi per una visita geriatrica. Se dico ai vecchietti che c’è un piano strategico sulla sanità di montagna cosa volete rispondano? I nostri anziani non hanno tutto questo tempo, perché poi ci mandano una cartolina dal paradiso. E poi: le Tac non arrivano? Il privato ne ha, le usa e fa legittimamente mercato, ma chi non ha le risorse per rivolgersi a quest’ultimo cosa fa?».


© RIPRODUZIONE RISERVATA