Morbegno, il nuovo Pot parte dalle fragilità  «Aiuto concreto»
A Morbegno l’inaugurazione degli spazi del servizio per la fragilità del Pot (Foto by foto sandonini)

Morbegno, il nuovo Pot parte dalle fragilità

«Aiuto concreto»

Battesimo ufficiale per il presidio. Gallera: «Risposta importante ai bisogni dei pazienti».

Inizia dal reparto destinato alle cure sub acute e alla fragilità e cronicità, ma anche dal nuovo Centro servizi nel quale convoglieranno i dati di tutte le strutture dell’Asst della Valtellina e Alto Lario, la nuova era dell’ospedale di Morbegno.

Presidio sanitario che da qualche mese si chiama Presidio ospedaliero territoriale (Pot), fortemente voluto dalla direzione strategica di Asst ValtLario, guidata da Giusy Panizzoli, e che ha avuto il suo battesimo ufficiale ieri mattina alle undici alla presenza di Giulio Gallera, assessore regionale al Welfare, Ugo Parolo, sottosegretario regionale alla montagna, ma anche alla presenza dei vertici di Asst e Ats, degli amministratori locali, del personale medico e infermieristico e dei pazienti.

Un’inaugurazione che secondo Gallera ha aggiunto «un tassello importante per garantire servizi sanitari nel territorio montano, dove è più faticoso raggiungerli. Per questo si è cercato di modificare le regole del piano generale per andare incontro alle necessità del territorio, ad esempio garantendo un presidio di pronto soccorso anche nelle ore notturne». E ancora: «Oggi diamo una risposta concreta ai bisogni dei pazienti fragili, ma con un investimento di oltre 7 milioni di euro (il reparto inaugurato ieri è nel padiglione Paravicini, mentre sul padiglione Vanoni è in atto una ristrutturazione che terminerà alla fine del prossimo anno) diamo un segnale di attenzione a questa struttura. Abbiamo investito sull’acquisto di macchinari innovativi sia per il punto di primo intervento che per l’attività ambulatoriale, attraverso la dotazione di una nuova Tac, e con un incentivo di 5mila euro per tre anni siamo riusciti ad assumere per Morbegno quattro dirigenti medici e un’infermiera».

La visita istituzionale, durante la quale l’assessore al Welfare ha toccato con mano il reparto, prevedeva anche la visione del Centro servizi in cui opererà un’équipe multidisciplinare composta da assistente sociale, infermiere, medico e psicologo «che si farà carico della valutazione multidimensionale del bisogno della persona fragile - ha chiarito Rosella Petrali, direttore socio sanitario dell’Asst -, di assicurarne il miglior percorso assistenziale in sede di dimissione dal reparto per acuti, e di predisporre il Piano assistenziale individuale (Pai), annuale, per la sua presa in carico, in modo integrato, però, con gli altri operatori che, sul territorio, erogano servizi sociali e socio assistenziali».


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