Moldavo ucciso dal gommista   Nel 2009 svaligiò 70 garage a Sondrio
Il moldavo fu condannato nel 2010 a quattro anni di reclusione

Moldavo ucciso dal gommista

Nel 2009 svaligiò 70 garage a Sondrio

Vitalye ucciso a 29 anni fu condannato a Sondrio a quattro anni ma in carcere rimase solo 13 mesi.

A 19 anni aveva l’aria di un bambino, ma il piglio di un capo. Era lui a guidare la banda che nel 2009 svaligiò 70 garage di Sondrio, rubando in pochi giorni quattro auto, decine di rampichini e biciclette, ma anche autoradio e navigatori satellitari. Un bottino da centinaia di migliaia di euro.

Mircea Vitalye, il moldavo ucciso con due colpi d’arma da fuoco da Fredy Pacini, il gommista aretino che stanco di subire furti si era ormai trasferito nella sua officina che presidiava giorno e notte, in Valtellina era un volto noto.

Qui aveva rimediato - il 25 novembre del 2010 - una condanna a quattro anni di reclusione per furto, tentato furto, ricettazione (un solo episodio) e resistenza a pubblico ufficiale per aver mandato in ospedale l’agente che la sera del 5 novembre del 2009 lo bloccò nei sotterranei di un condominio senza però riuscire ad acciuffarlo. Il suo arresto se lo ricordano bene in Questura a Sondrio, perchè la banda di Vitalye seminò paura tra i residenti e diede del filo da torcere agli agenti.

Quando fu arrestato ebbe la faccia tosta di ammettere senza battere ciglio che tutti quei furti li avevano messi a segno lui e i suoi compari. «Se non mi prendevate, lunedì ricominciavo. Nel fine settimana no, signor giudice, non faccio furti perchè sto con la mia ragazza». Era un tipo sveglio questo moldavo. Riuscì a sfuggire alla cattura, ma all’indomani fu fermato a bordo di una Mercedes rubata che il proprietario sulle prime non riconobbe neppure come propria: «Questa non è la mia auto, perchè la mia autoradio era rotta...».

«È vero, non funzionava bene - aveva ribattuto il moldavo - così ne ho rubata un’altra e l’ho sostituita». Quel giovane sfrontato aveva indicato anche il luogo in cui a Milano la refurtiva sarebbe stata stipata in attesa di essere rivenduta, ma quando gli agenti fecero irruzione a quell’indirizzo, era ormai sparita tutta la merce. Lui pagò per tutti, mentre i suoi complici si dileguarono. La banda fu decapitata ma non sgominata. Non tradì mai “gli amici”, in compenso confessò una marea di altri furti messi a segno soprattutto a Milano e nella Bergamasca. Basti il dire che lo scorso anno la Procura meneghina emise un ordine di cattura per il latitante Vitalye Mircea per un cumulo di pena pari a sei anni di carcere.

Messo su un aereo a Malpensa nel gennaio del 2012 con un decreto di espulsione in tasca, Mircea è rientrato in Italia, con il nome della moglie ed è tornato a fare quello che gli veniva meglio: rubare. A proteggerlo, un alias e quelle maglie della giustizia sempre troppo larghe quando si tratta di garantire la certezza della pena. Avrebbe dovuto scontare quattro anni di carcere ma dietro le sbarre è rimasto solo tredici mesi.


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