Misura di sicurezza per Casula  A luglio il verdetto del Tribunale
Emanuele Casula, condannato a vent’anni con giudizio abbreviato per l’omicidio di Veronica Balsamo

Misura di sicurezza per Casula

A luglio il verdetto del Tribunale

Ieri le contestazioni dell’avvocato della difesa sulla perizia. Secondo lo psichiatra l’imputato è pericolo e può uccidere ancora

Il verdetto è atteso per il prossimo 19 luglio. È in quel giorno che il Tribunale di Sondrio deciderà la misura di sicurezza da applicare a Emanuele Casula una volta finita di scontare la sua condanna per l’omicidio di Veronica Balsamo e il gravissimo ferimento di Gianmario Lucchini.

Il giovane di Grosotto, 22 anni, è stato condannato in via definitiva a 20 anni di reclusione con rito abbreviato. Anche quando potrà lasciare il carcere, però, probabilmente non sarà del tutto libero, ma sottoposto a una misura di sicurezza. Per capire se la precauzione sia necessaria, il Tribunale si è rivolto allo psichiatra Giuseppe Giunta, direttore del centro psicosociale di Bellano. Il verdetto dello specialista, depositato nei mesi scorsi, non dà adito a molti equivoci: Casula è «affetto da disturbo di personalità paranoide e anti sociale». Soprattutto, deve essere considerato «ancora socialmente pericoloso e potrebbe reiterare reati analoghi con modalità simili».

Potrebbe rifare, quindi, quello che fece il 23 agosto del 2014, quando uccise l’amica Veronica Balsamo, che aveva 23 anni, per poi colpire anche Gianmario Lucchini, 37 anni, riducendolo a poco più che un vegetale trapassandogli il cranio con un cacciavite. Dopo la lettura della perizia, l’avvocato della difesa, Francesco Romualdi, aveva chiesto di poter fare alcune precisazioni. Nell’udienza di ieri mattina lo psichiatra ha risposto alle domande del legale, incentrate soprattutto sulla modalità con cui è stata redatta la perizia. Adesso ci si prepara per la discussione finale.

La Procura, che si è vista respingere il ricorso contro la sentenza di condanna a 20 anni presentato in Cassazione per ottenere l’ergastolo, mira adesso a ottenere che, quantomeno, l’imputato sia tenuto sotto un controllo più stretto possibile quando potrà tornare a circolare liberamente.

L’avvocato Romualdi però non ci sta e annuncia battaglia, contestando le conclusioni a cui è arrivato il perito.

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