Miniere e fucine, tesoro in pericolo
Presentato, nella mediateca di Piateda, quanto nel prossimo triennio si andrà a fare per riscoprire miniere e fucine

Miniere e fucine, tesoro in pericolo

Il progetto Emblematico Maggiore punta al recupero di questi saperi: «Ma siamo all’ultima chiamata». Le esperienze dei paesi di Fusine, Piateda e Chiesa in Valmalenco - Le prime tracce di queste presenze datate 1300.

«Siamo all’ultima chiamata. Stiamo perdendo saperi che, invece, dobbiamo recuperare innanzitutto per conoscerli noi in prima persona come valtellinesi e, poi, per trasmetterli agli altri. Il tutto con passione e competenza». È questa la premessa, espressa da Rita Pezzola, che sta alla base del progetto Emblematico Maggiore che - per quanto riguarda i territori di Fusine, Piateda e Chiesa Valmalenco - si declina nel paesaggio minerario come patrimonio da esplorare. All’ultimo incontro del ciclo “Le radici di un’identità”, promosso dalla Comunità montana di Sondrio, è stato presentato nella mediateca di Piateda quanto nel prossimo triennio si andrà a fare per riscoprire miniere e fucine. Un tema che, forse, non tutti conoscono e che, invece, potrebbe essere di grande attrazione.

Peraltro, come ha sottolineato Pezzola (tutor e coordinatrice del progetto), «è necessario creare relazioni e aprire l’orizzonte del progetto anche a livello europeo – ha premesso -. Innanzitutto, però, occorre che conosciamo il patrimonio di cui disponiamo, perché ciò ci rende interlocutori consapevoli su tavoli più grandi». Da qui la volontà di organizzare incontri illustrativi – proprio come quello che si è svolto a Piateda – prima ancora che il progetto sia entrato nel vivo.

D’altra parte il nome stesso del Comune di Fusine nasce proprio dalle fucine realizzate all’alpeggio Vitalengo. «Ci sono miniere datate al 1300, come dimostrano i testi d’archivio – ha spiegato il sindaco, Claudio Vanini -. Inizialmente sono state scavate da persone di origine bergamasca in quanto il territorio era di loro proprietà, poi quando la valle è passata sotto Fusine ciò ha dato vita alla costruzione delle fucine alla foce del torrente Madrasco. In vetta sulla cima Vitalengo si possono riscontrare muri a secco che delimitano i fabbricati dove abitava chi lavorava nelle miniere. Appena sotto la cima c’è un forno di prima cottura che serviva per sgrossare la roccia scavata nelle miniere e portarla a valle. Attorno all’escavazione della miniera e alla lavorazione del ferro si è creato un indotto che ha portato benessere agli abitanti di Fusine. Fino alla metà del XV secolo Fusine era una contrada di Berbenno, a seguito dell’arricchimento grazie a questo metallo, è nato il Comune». Oggi le fucine sono ancora presenti, anche se non in attività. Una presenta al suo interno una serie di attrezzature utilizzate nel Novecento. «Tante persone non conoscono le nostre miniere di Vitalengo che sono un emblema – è il caso di dirlo – del nostro territorio», ha concluso il sindaco.

Il progetto Emblematico servirà proprio per far conoscere questo patrimonio. Lo stesso vale per Piateda dove in val Venina e in val Caronno c’erano miniere. «Ci siamo occupati principalmente del forno della val Venina dove si purificava la siderite per ottenere un materiale più pulito e meno pesante da portare a valle per essere lavorato nelle fucine - ha detto il sindaco di Piateda, Aldo Parora -. Peraltro anche a Boffetto c’erano fucine, difatti Boffetto deriva dal nome del mantice che serviva per alimentare il fuoco nelle fucine».


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