«Milanesiana   prima a Sondrio   voi contate»

«Milanesiana

prima a Sondrio

voi contate»

Letteratura, musica, cinema, scienza, arte, filosofia, teatro, diritto, economia, sport: quest’anno la rosa della Milanesiana, il Festival ideato e diretto da Elisabetta Sgarbi, giunto alla sua ventiduesima edizione e pronto a varcare i confini nazionali con la tappa autunnale di Parigi, sboccia per la prima volta anche a Sondrio.

L’appuntamento, che di fatto apre la stagione degli eventi estivi di Sondrio oltre a quelli della Milanesiana, è per domenica sera alle 20 in piazza Garibaldi con la musica e le parole di Enrico Ruggeri

Un esordio per il capoluogo della Valtellina, che ospiterà la prima tappa di questo lungo viaggio, ma non per la Valtellina dove la manifestazione è ormai di casa a Bormio. Dottoressa Sgarbi, perché anche Sondrio e perché proprio ora e non in passato? Sarà il primo di una lunga serie?

La Milanesiana nel suo crescere e accogliere sempre nuove arti e discipline si è estesa diventando una manifestazione nazionale e da quest’anno internazionale, con la tappa autunnale di Parigi. È cresciuta grazie a molti incontri, alcuni dei quali voluti e altrettanti dovuti a un caso felice. Sondrio è una città che amo, che conosco e che ho fortemente voluto quest’anno nel percorso che farà il Festival. Una volontà, la mia, che ha incontrato alcuni interlocutori altrettanto determinati e che ringrazio: Comune di Sondrio, Fondazione Pro Valtellina, Fondazione Gruppo Credito Valtellinese, Lions Club Sondrio Host, Lions Club Sondrio Masegra, Lions Club Masegra, Lions Club Tellino, Sev - Società economica valtellinese, Bim - Bacino imbrifero montano dell’Adda, Generali Schena assicurazioni.Milanesiana vive di sconfinamenti, non solo tra arti diverse, ma anche geografici. E, come accaduto ad Ascoli, ad Alessandria, nella stessa Bormio per esempio, non ha più lasciato la città in cui è arrivata. Mi auguro, anzi son certa, che sarà così anche per Sondrio.

Che significato ha e quali ricadute può avere sul tessuto culturale, artistico e sociale la presenza della Milanesiana e di Enrico Ruggeri in un territorio montano e marginale come quello della provincia e della città di Sondrio? Cosa dobbiamo aspettarci dall’appuntamento di domenica?

Sono una fautrice, lo dico da sempre, prima che il Covid ci costringesse a ragionare su soluzioni “a distanza” degli incontri, degli scambi, dei confronti di persona tra autori, artisti, scienziati che generano essi stessi nuove opportunità di fare cultura. Milanesiana a Sondrio è la conferma che questa città e il suo territorio non sono marginali, ma richiedono, accolgono e progettano con entusiasmo occasioni di approfondimento e di bellezza, come quella che scaturirà dal dialogo di una giornalista e scrittrice come Candida Morvillo con uno scrittore e cantautore come Enrico Ruggeri, che ci regalerà, dico e sottolineo finalmente, un’esibizione dal vivo. Io mi aspetto il sollievo di una serata insieme, avvolti da una grande musica, con la promessa e il desiderio che ciò possa ripetersi.

L’amministrazione comunale cittadina sta progettando l’apertura di una galleria di arte moderna e contemporanea, di cui il territorio provinciale è sprovvisto, nell’ex edificio della Banca d’Italia in piazza Garibaldi. Un progetto ambizioso, oneroso, che contempla anche un bookshop, ma su cui pesano le incognite legate ad un bacino d’utenza limitato. Cosa ne pensa, anche da editrice? Ha senso accollarsi un rischio di questo genere?

La mia esperienza di editore, di regista e più di recente di produttore musicale del gruppo Extraliscio è che senza proposta, senza sfida, senza una lucida consapevolezza nel volere ciò che ancora non esiste non si fa impresa e non si fa cultura. L’offerta e la sua qualità creano il pubblico. Penso ad alcuni libri su cui nessuno voleva scommettere perché non si riusciva a circoscrivere un pubblico possibile: quei libri il pubblico se lo sono creato. E così posso dire per la straordinaria affermazione degli Extraliscio che hanno rivoluzionato i canoni della musica popolare senza modificarne l’essenza, ma arricchendola di nuove possibilità. Il rischio è parte del progetto.

L’anno scorso, nell’anno buio della pandemia, la scelta del tema conduttore della Milanesiana è caduto sui Colori, per quest’anno, in cui all’orizzonte si stagliano già i pesanti strascichi economici lasciati dal virus, Claudio Magris ha scelto il Progresso. Un tema quanto mai aperto, vasto e complesso. Perché Progresso? Lungo quale percorso sarà declinato?

Il tema ci è parso per molte ragioni perfetto. E sin dalla sua presentazione ho tenuto a dire che il Progresso al quale pensiamo pone molti dubbi, tanti quante sono le speranze che fa affiorare. Forse il Progresso è davvero fatto di passi falsi, illusioni, errori più di quanto pensiamo o vogliamo credere. Andremo a capirlo attraverso i protagonisti delle molteplici discipline di cui ormai dispone la Milanesiana - dalla letteratura al diritto alla scienza all’arte al cinema sino allo sport che si aggiunge quest’anno. Proveremo a verificare la complessità del Progresso, che appunto non è solo fatto di slancio e di conquiste irreversibili».

Di recente ha detto che «ogni periodo di crisi porta in sé un valore». Come pensa che sarà l’Italia del post pandemia? Quali ricadute sul mondo della cultura?

L’Italia sta dimostrando, come tutti immaginavamo, una straordinaria capacità di ripresa e penso, non me ne vogliano altri settori, che quello culturale abbia davvero innestato una marcia alta. I mesi di chiusura hanno inciso in modo profondo sui bilanci delle varie aziende e istituzioni culturali, è evidente e innegabile, ma non ha demotivato né ha trovato impreparati gli operatori e i protagonisti. Basti vedere la qualità delle mostre che stanno aprendo, la quantità di titoli e autori che sono arrivati in libreria, il teatro che immediatamente ha saputo riorganizzarsi e riaprire le sue porte con offerta di qualità immutata.

La Rosa che accompagna La Milanesiana sin dalla prima edizione, e rielaborata anche quest’anno da Franco Achilli, è stata dipinta da Franco Battiato scomparso solo qualche settimana fa. Che ricordo si porta?

Franco Battiato è stato per me un amico e un artista che mi ha guidato, soprattutto attraverso il suo originalissimo e coerente percorso di ricerca, a fare scelte fondamentali. Per esempio mi diceva: “Conta di più il silenzio che la musica al cinema. Impara a togliere”. E mi insegnò il valore dei rumori e del silenzio che nascono dalle immagini: in particolare è quello che ha fatto nel mio film su Ghirri, Deserto Rosa, di cui lui realizzò la colonna sonora originale: un capolavoro.


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