«Miele, situazione grave. E temiamo per il futuro»
La produzione del miele di acacia è stata praticamente azzerata

«Miele, situazione grave. E temiamo per il futuro»

I produttori valchiavennaschi commentano le criticità: «Il numero inferiore di api ci penalizzerà anche per le prossime fioriture»

La produzione del miele di acacia è praticamente azzerata e anche per il futuro ci sono tante preoccupazioni. In Valchiavenna la situazione sembra, almeno in parte, meno grave di quella osservata in Valtellina, dove c’è stata una morìa di api dovuta al freddo e allo sbalzo di temperature, ma i problemi sono comunque evidenti.

Sia per i produttori che da decenni si occupano di apicoltura, sia per coloro che hanno iniziato, con altrettanta passione, a occuparsi di quest’attività più di recente. Del primo gruppo fa parte senza dubbio Giuseppe De Stefani, apicoltore di Prata Camportaccio che porta avanti con orgoglio la tradizione tramandatagli dal nonno e dal padre e ha ben chiare le cause di questa situazione. «L’evolversi di queste stagioni così anomale ha creato dei problemi non indifferenti agli alveari - spiega -. La mancanza di fioritura e l’abbassamento delle temperature hanno fermato il ciclo di produzione delle api stesse». C’è stato quindi un doppio danno. «La bassa temperatura non ha fatto fiorire in modo adeguato la prima essenza, quella dell’acacia. Inoltre ha fermato le covate primaverili. Ci sono quindi poche api e temo che questo influirà anche sulle prossime fioriture».

Per alcune famiglie l’apicoltura è l’attività economica principale, in altri casi viene affiancata ad altri lavori, come hobby e passione, e comporta anche lo scambio di prodotti agricoli. Il miele viene in parte venduto e in parte scambiato con il formaggio o dei salumi, ad esempio, ma non è l’unica fonte di reddito. «In quanto a morìe qui siamo stati attenti, puntando sulla prevenzione, però ribadisco che il numero molto inferiore di api ci penalizzerà anche per le prossime fioriture, forse con l’esclusione della flora alpina. Conteremo i danni alla fine, ma sicuramente oltre a quello determinato dalla produzione limitata di acacia ci saranno le conseguenze dovute alle riproduzioni anomale».

Claudio Cominetti, titolare de L’ape Maia di Novate Mezzola, è attivo da molti anni in varie località della Valchiavenna. «Non mi era mai capitato di dovere dare da mangiare alle api durante la fioritura dell’acacia - spiega -. Non c’è stata produzione. Ho dovuto alimentarle con lo sciroppo per evitare che morissero e intervenire per salvaguardare almeno il secondo raccolto. Per noi da questa situazione deriva un danno grandissimo, perché abbiamo 230 alveari. Siamo riusciti a evitare la morìa di api, ma siamo preoccupati». Di miele di acacia, insomma, quest’anno ce ne sarà pochissimo. Sarà quindi fondamentale, per i consumatori, prestare attenzione «alla provenienza del miele d’acacia che, eventualmente, potrebbe essere venduto». Alla perdita per la mancata produzione si affiancano le criticità determinate «dal fatto che le api sono fondamentali per tutto l’ambiente».

Prossimamente, in ogni caso, ci saranno sul mercato altre varietà di miele locale. Per Pietro Capobianco, 32 anni, di Chiavenna, la passione per l’apicoltura si sta trasformando in un impiego a tempo pieno. «La gravità della situazione attuale è evidente, non soltanto per i danni economici causati da questa primavera complicata a livello climatico. Siamo stati costretti a rinunciare alla produzione e per quanto riguarda l’ambiente la realtà è estremamente preoccupante, già ora. Serve un aiuto concreto per fare sì che si possa continuare a svolgere questo lavoro, con i benefici per il territorio e per tutta l’agricoltura».


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