«Mesolcina, il tunnel ci porta in Europa»
Campodolcino punta al traforo della Mesolcina per aprire un canale diretto con l’Europa

«Mesolcina, il tunnel ci porta in Europa»

Firme a Campodolcino, durante l’estate il comitato guidato dall’ex sindaco Giuseppe Guanella ha raccolto 1.562 adesioni. «Gli otto chilometri di traforo costerebbero 300 milioni, un investimento ingente ma di valenza transfrontaliera».

Il clima frizzante dei mille e più metri di quota, le brisaole e i grapìn, gli incontri al Muvis, i sentieri e i campi del centro sportivo. Ma oltre ai consueti ingredienti dell’estate, i turisti che hanno scelto Campodolcino per le vacanze hanno trovato anche il banchetto del comitato che sostiene il progetto del tunnel della Mesolcina.

Quella dei volontari guidati da Giuseppe Guanella, ex sindaco e ora presidente del gruppo che riunisce cittadini del posto e professionisti di tutta la provincia, è stata un’azione costante. E i risultati, alla fine di agosto, sono soddisfacenti. «Abbiamo raccolto 1.562 firme, un numero che supera abbondantemente quello degli abitanti: questo dimostra che il tunnel sarebbe un’occasione di sviluppo economico, culturale e sociale del territorio montano apprezzata anche dai turisti», sottolinea Guanella.

Il progetto illustrato prevede la realizzazione di un tunnel stradale a due corsie, lungo poco meno di otto chilometri, che collega le località di Campodolcino e Mesocco. Le previsioni di spesa parlano di circa 300 milioni di euro. «Certo, di questi tempi una cifra di questo tipo ci potrebbe spaventare - spiega il vicepresidente Pietro Guanella -. Ma non si tratta di un progetto locale, bensì di un’opera che potrebbe togliere dall’isolamento questa valle per i secoli a venire. Abbiamo potenzialità inespresse dal punto di vista turistico che questa galleria diretta verso il cuore dell’Europa ci permetterebbe di valorizzare».

Un’idea preziosa per Campodolcino, insomma, ma non solo, secondo Giuseppe Guanella, che per molti anni ha guidato l’istituto alberghiero “Caurga” e ha avuto modo di conoscere da vicino i flussi turistici. «Infatti ci siamo rivolti a Regione Lombardia, coinvolgendo gli assessori Claudia Maria Terzi (alle Infrastrutture), Massimo Sertori (alla Montagna) e Davide Carlo Caparini (al Bilancio), oltre che al sottosegretario Giancarlo Giorgetti, che da decenni frequenta il nostro paese. Abbiamo costruito un collegamento, per ora ideale, con i nostri vicini della Mesolcina e con le istituzioni di Coira, del Ticino e della Confederazione, perché siamo convinti che quest’opportunità si preziosa anche per loro. Il Ticino e l’Engadina si avvicinerebbero e il traffico verso Chiasso sarebbe ridotto, come chiede la popolazione ticinese. Il flusso di turisti, non certo i bisonti della strada, potrebbe passare dalla nostra valle. Inoltre i benefici sarebbero evidenti anche per l’Alto Lario, sia sulla sponda lecchese, sia per quella comasca».

Pietro Guanella esprime le aspettative dei giovani della valle. «Il rischio dello spopolamento è evidente, soprattutto se c’è un costante calo di servizi. Le infrastrutture, ecosostenibili nei numeri, rappresentano un freno all’impoverimento della montagna. Non siamo alternativi al Mortirolo, di cui si è parlato recentemente per la Valtellina, ma crediamo che la soluzione della Mesolcina sia l’unica efficace per la Valle Spluga. Le valli alpine devono essere in collegamento, la tragedia del Cengalo ce lo ricorda. Recentemente il presidente della Provincia Luca Della Bitta ha annunciato che il prossimo studio di fattibilità sarà dedicato a quest’idea. Alla politica chiediamo coraggio: ne va del futuro di un ampio territorio».

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