«Mele danneggiate? Contro le cimici   mettete reti antinsetti»
Interi cassoni riempiti con mele danneggiate dal’insetto

«Mele danneggiate? Contro le cimici

mettete reti antinsetti»

La Fondazione Fojanini invita a fare controlli e dice la sua e pensa anche al lancio di parassitoidi. «Non si può esagerare con i trattamenti chimici».

Trattamenti chimici da effettuare con moderazione e prudenza; invece sì alle reti contro gli insetti, intanto che si sta studiando l’immissione di un insetto antagonista. Sono le soluzioni che la Fondazione Fojanini propone contro la cimice asiatica che ha assaltato – agendo a macchia di leopardo – i frutteti valtellinesi con danno che va dal 15 al 70-80 per cento.

«Abbiamo seguito l’andamento della problematica, monitorandolo attentamente a partire dai possibili punti di ingresso specialmente in Bassa Valtellina, dove ci sono state le prime comparse in frutteti del fondovalle – afferma Martino Salvetti del servizio difesa fitosanitaria della Fojanini - e abbiamo continuato ad allertare e fare controlli, sottolineando anche l’importanza della presenza di altre colture che possono essere attrattive, come mais, soia. Abbiamo anche partecipato a incontri con esperti del settore e tavole rotonde con esperti di altre zone del nord Italia per capire la problematica, confrontarsi su come è stata affrontata ed evitare anche errori». Passando alle soluzioni, ad oggi la migliore resta «quella delle reti, sia monofila antiinsetto, sia a blocchi chiusi sui lati, a patto che siano ben chiuse, come abbiamo sottolineato nei nostri comunicati, altrimenti non servono – prosegue -. Queste reti hanno giovato anche di un contributo dell’ente pubblico consistente. I trattamenti chimici possono essere fatti, con le molecole autorizzate sulla coltura, nel rispetto dei tempi di carenza dei prodotti e delle limitazioni imposte dalle buone pratiche agricole (Piano di azione nazionale per l’uso dei prodotti fitosanitari), ma è chiaro che non si può esagerare con la difesa chimica, perché il rischio è quello di avere residui nella frutta e compromettere la stabilità degli agroecosistemi».

Una strada possibile è la valutazione dell’opportunità del lancio dei parassitoidi (insetti antagonisti). Allo stato attuale, l’unico prodotto in Italia e consentito in termini pratici è l’Anastatus bifasciatus, prodotto dalle biofabbriche (in particolare Bioplanet), che però ha un tasso di parassitizzazione massimo del 20 per cento, come dicono gli esperti dell’Università di Torino, e tra l’altro non è del tutto specifico sulla cimice asiatica; l’altro, che è più specifico, è il Trissolchus japonicus che, nonostante abbia ottenuto recentemente il via libera a livello legislativo, però è ancora in uno stadio di valutazione del pest risk, ovvero di sperimentazione e di valutazione di tutte le possibili implicazioni ambientali che comporta un suo lancio. Questa strada tra l’altro è percorribile solo con una sinergia tra tutte le strutture produttive presenti sul territorio.

«Quest’anno, insieme a Ersaf - servizio fitosanitario regionale, con cui collaboriamo su questa tematica, abbiamo anche partecipato ad un programma di monitoraggio delle ovature in atto in tuto il nord Italia, con capofila il Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura, Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali) – spiega ancora Salvetti - per la valutazione dei tassi di parassitizzazione e per aiutare a dare un valido aiuto a chi si sta occupando degli studi sui parassitoidi (ovvero gli insetti antagonisti). Come Fondazione Fojanini siamo quindi attenti a questa problematica e stiamo cercando di trovare risposte che siano efficaci, ma anche sostenibili dal punto di vista ambientale, ribadendo che si tratta di una problematica che non può trovare una soluzione nel breve periodo».

È, tra l’altro, in programma a breve un incontro tecnico con i massimi esperti del settore del nord Italia alla Fondazione Fojanini per uno scambio di informazioni e per pianificare insieme il controllo del parassita nei prossimi anni.


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