Medici di base vacanti, gli incentivi non bastano

Medici di base vacanti, gli incentivi non bastano

Secondo la lista stilata lo scorso settembre e che individua gli ambiti carenti per il territorio di Valtellina e Valchiavenna sono otto i posti da coprire.

Solo quello di Chiavenna è stato attribuito, mentre ne rimangono vacanti tre a Morbegno, altrettanti a Tirano e uno a Livigno in attesa della prossima rilevazione della primavera.

«La nostra Ats - commenta Oreste Della Bitta, responsabile della comunicazione dell’Ordine dei medici della provincia di Sondrio - sta comunque lavorando bene “tamponando” questi posti vacanti con incarichi di supplenza della durata massima di un anno che spesso vengono assegnati a medici neo laureati o neo iscritti all’Ordine. Noi peraltro ogni mese aggiorniamo l’elenco dei nostri iscritti e lo comunichiamo all’Ats. Quella degli incarichi di supplenza è comunque una soluzione tampone ed è altrettanto vero che per scegliere un posto in una zona montana, quindi disagiata, un medico deve avere una grossa motivazione».

Intanto, la Lombardia ha stilato un accordo integrativo regionale relativo ai medici di medicina generale e c’è un capitolo dedicato alle zone montane: «Innanzitutto - ancora Della Bitta - è stato introdotto il concetto di zone disagiate, cioè i territori montani o quelli con prevalenza di popolazione anziana ed è stata concessa all’Ats la facoltà di attribuire incarichi provvisori di supplenza ulteriori per posti non coperti dopo che per tre volte al concorso non si è presentato nessuno. In più è stato previsto un incentivo economico di seimila euro all’anno per i medici che scegliessero un posto in una zona definita disagiata. Inoltre, sempre all’Ats è stata concessa anche la facoltà di aumentare il massimale dei pazienti per ogni medico da 1.500 a 1.800 e fino a un massimo di duemila». Queste le soluzioni per invogliare i medici che già esercitano la professione a scegliere un territorio difficile come quello di Sondrio.

Ma il problema è relativo anche, se non soprattutto, alla mancanza della figura del medico di base. Una carenza che, senza precisi interventi, rischia di acuirsi nei prossimi cinque anni: «Bisognerebbe togliere il numero chiuso a Medicina - sottolinea Della Bitta -: ogni anno dal corso di base di medicina generale, che peraltro non è ancora riconosciuta come specialità, cosa che invece avviene negli altri Paesi europei, escono 900 medici, mentre ne vanno in pensione 3.000. Bisogna quindi allargare il numero di partecipanti al corso e consentire agli iscritti, anche prima che abbiano conseguito il titolo, di coprire i posti vacanti come titolari, anche solo provvisori. Per questo, però, andrebbe chiesta una deroga alla Comunità europea».


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