Mattia, un anno dopo la morte  il caso va verso l’archiviazione
Mattia Mingarelli in una foto tratta dal suo profilo Instagram

Mattia, un anno dopo la morte

il caso va verso l’archiviazione

Il procuratore di Sondrio sembra intenzionato a chiedere l’archiviazione per la morte del trentenne trovato senza vita in un bosco in Valmalenco

A “La Vita in Diretta” su RaiUno il caso di Mattia Mingarelli, il 30enne morto un anno fa in Valmalenco. Nei giorni scorsi la sorella del giovane - Elisa Mingarelli - ha parlato davanti alle telecamere per chiedere che sia fatta luce sulla sua morte. Questo mentre il procuratore Claudio Gittardi pare intenzionato a chieder l’archiviazione del caso.

Mattia era scomparso un anno fa, il 7 dicembre, e ritrovato senza vita la vigilia di Natale a Chiesa in Valmalenco. Se per il gestore del rifugio “Ai Barchi”, ultima persona ad aver visto in vita il rappresentante di commercio con il quale aveva condiviso due bicchieri di vino e un tagliere, si era trattata di una morte accidentale, alcuni aspetti non apparivano chiari agli amici del giovane: per loro, troppe ombre dietro quello che è apparso un intricato giallo.

Una ricostruzione successiva al ritrovamento del corpo aveva riferito della caduta.Dubbi erano stati sollevati anche dalla trasmissione di RaiTre “Chi l’ha visto?” ma le indagini della Procura della Repubblica di Sondrio sembrano aver dato a tutto una risposta.

«Stiamo però aspettando l’esito di alcuni esami su tracce ematiche rinvenute su un accappatoio all’interno del rifugio - spiega il procuratore Gittardi - Se quell’esame non stravolgerà il quadro allora saremo in grado di prendere una decisione».

Gittardi non fa mistero di aver battuto ogni pista e di aver passato ai raggi X la posizione del gestore del rifugio “Ai Barchi”. Ma nulla è emerso. Il corpo di Mattia era stato ritrovato soltanto la vigilia di Natale sotto un pilone della seggiovia dei Barchi, dopo due settimane di ricerche da parte di una imponente task force composta da carabinieri.

Gli inquirenti, oltre ad aver posto sotto sequestro il rifugio, hanno svolto anche una serie di accertamenti sul titolare Giorgio Del Zoppo, l’ultimo ad aver visto Mattia vivo. Del Zoppo, peraltro, non è mai stato ufficialmente indagato, tanto che lo stesso procuratore aveva parlato subito dell’ipotesi di un malore fatale.

Gli inquirenti non hanno tralasciato nessun tipo di esame: da quello autoptico sul corpo del giovane deceduto alle verifiche su computer e telefonini, compreso quello di Mattia che Del Zoppo aveva deciso di tenere per sé.

Ora la famiglia rilancia e chiede verità: «Siamo convinti non si sia trattato di una caduta accidentale», ha dichiarato ai media la sorella.


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