Mattia non si trova, luminol nel rifugio e cellulare ai raggi X
Il rifugio sotto sequestro e la task force impegnata nelle ricerche del comasco (Foto by Foto Gianatti)

Mattia non si trova, luminol nel rifugio e cellulare ai raggi X

Chiesa in Valmalenco, la Procura: «Indagini serrate». In campo una quarantina di uomini e due cani molecolari. «Ipotizziamo incidente ma non escludiamo la tragedia».

Lo ammette il procuratore capo Claudio Gittardi: «La scomparsa è avvenuta in un’area così ristretta che è abbastanza singolare il fatto che Mattia non sia stato ancora ritrovato». Esclude quasi categoricamente l’ipotesi di un allontanamento volontario da parte del trentenne di Albavilla, provincia di Como, e con maggiore fermezza esclude quella di un gesto estremo («Mattia è un ragazzo normale»), e parla di un’indagine «per scomparsa, perchè non ci sono elementi per ipotizzare un fatto delittuoso». Poi però aggiunge: «Potrebbe essersi trattato di un incidente di “natura diversa”».

Nella conferenza stampa convocata ieri nella caserma dei carabinieri, Gittardi- affiancato dal colonnello Emanuele De Ciuceis -fa il punto delle ricerche davanti ad un plotone di cronisti. Ci sono anche le telecamere di “Chi l’ha visto?” salite sin quassù per raccogliere voci e testimonianze da mandare in onda: ieri sera il programma si è aperto proprio con il servizio dedicato alla scomparsa di Mattia Mingarelli.

L’uomo, rappresentante di commercio per una ditta di Nuova Olonio, in Valmalenco è arrivato nella tarda mattinata di venerdì scorso e a sera ha fatto perdere le proprie tracce. «Vogliamo rassicurare la famiglia che stiamo dando il massimo nelle ricerche», ha sottolineato Gittardi, snocciolando le forze messe in campo per risolvere il caso. Una quarantina di uomini tra soccorso alpino, guardia di finanza, carabinieri e vigili del fuoco che dall’alba al tramonto si alternano lungo i sentieri e i pendii innevati per trovare una traccia, un indizio.

Ci sono pure due cani molecolare giunti apposta da Firenze. Di razza Bloodhound, sono anche detti “cacciatori di sangue”. Fanno parte dei carabinieri cinofili, hanno lunghe orecchie ma il loro punto forte è il naso. Il fiuto li rende tra i migliori al mondo nel loro campo: trovano persone scomparse nel nulla. Ma fino ad ora non hanno trovato Mattia. Sono passati troppi giorni dalla scomparsa e le eventuali tracce sono sparite sotto la neve? Oppure non c’è niente da trovare? Di qui le indagini serrate che anche ieri sono proseguite in quota. Dopo aver posto sotto sequestro l’auto del comasco, la casa che la sua famiglia ha in affitto e il rifugio Ai Barchi, sono stati fatti prelievi ed effettuati test come quello del luminol che evidenzia eventuali tracce di sangue (l’esito è stato peraltro negativo).

Anche il cellulare di Mattia è ora nelle mani degli inquirenti che dagli scatti di quel pomeriggio (uno dei quali postato alle 16 su Instagram), ma soprattutto dalle telefonate fatte o ricevute sperano di poter trovare un indizio utile alle ricerche. Molti i “non posso rispondere” del procuratore, che ieri non è entrato nel dettaglio delle indagini, forse per non esporre mediaticamente alcune persone già interrogate dai carabinieri.

Come Giorgio Del Zoppo, proprietario del rifugio finito sotto sequestro e passato al luminol, l’ultimo a quanto pare ad aver visto Mattia quel venerdì pomeriggio. Ma poiché dice di non avere nulla da nascondere, è proprio lo stesso Del Zoppo ad accettare di rispondere al microfono di Radio Tsn. «Ho visto Mattia verso le 15/15,30. Mi ha chiesto se avevo delle camere da affittare per Capodanno (e gli ho detto di no, non ne ho) e poi l’ho rivisto alle 18,30. Insieme abbiamo fatto uno spuntino. Se ne è andato un’ora dopo e non l’ho più rivisto. Di notte mi ha svegliato il ritorno del mio cane che era in compagni di quello di Mattia: Dante. A lui ho aperto la porta e l’ho lasciato andare. Al mattino quando sono sceso e ho aperto la porta, ho visto del vomito (che poi ho pulito) e poco lontano un telefono. Ho pensato fosse quello di Mattia. Più tardi sono sceso alla sua baita per riconsegnargli il cellulare, ma non ho avuto risposta. Torno a casa e metto il cellulare sotto carica e ci inserisco la mia sim per vedere se funzionava. Alle 12,30 sul telefono di Mattia arriva un messaggio. Era suo padre. Allora l’ho richiamato.Poi sono sceso di nuovo verso casa loro e ho visto il proprietario della baita che stava entrando per controllare se Mattia fosse dentro. Ma non c’era. Ho lasciato il suo cellulare sul tavolo e me ne sono andato. Cosa gli è successo? Non ne ho idea».


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