Maltempo e frane: Cengalo e Gallivaggio  sotto i riflettori
Un anno fa la frana del Cengalo

Maltempo e frane: Cengalo e Gallivaggio

sotto i riflettori

In Val Bondasca divieto assoluto per gli escursionisti, mentre non si registrano criticità in Valchiavenna.

Da una parte c’è il Pizzo Cengalo, dall’altra Gallivaggio. Il maltempo dei giorni scorsi ha fatto salire l’attenzione sulla situazione delle due principali frane che, indirettamente – nel caso dello smottamento della Val Bondasca in Svizzera – o in modo diretto riguardano la Valchiavenna. Nel primo caso l’allarme è scattato nei giorni scorsi: il Pizzo Cengalo ha ricominciato a muoversi e le autorità elvetiche hanno ribadito che è pericolosissimo addentrarsi nella vallata dove un’enorme quantità di materiale – si ipotizza più di un milione di metri cubi - potrebbe scendere a valle e travolgere tutto, soprattutto in caso di forti piogge.

In Valle Spluga non c’è alcun pericolo per la cittadinanza, visto che il borgo di Gallivaggio è stato evacuato il 13 aprile e la statale 36 è stata chiusa grazie alla disponibilità del bypass tra Lirone e il Castagneto.

Il monitoraggio di Arpa, attiva da una decina d’anni in questa zona, aveva previsto con una notevole precisione lo smottamento del 29 maggio, frana da 5mila metri cubi. Poi nel cantiere sono iniziate le opere di sistemazione, coordinate dalla Comunità montana della Valchiavenna, che vedono impegnati per sei giorni alla settimana i tecnici e gli operai di un’azienda privata specializzata in questo tipo di lavorazioni. In questo periodo, in questa specifica area dalla quale ha avuto origine il distacco, non è quindi attivo il monitoraggio di Arpa. Il Centro di monitoraggio geologico continua a osservare il resto del versante alto ben quattrocento metri che si trova sopra il borgo di Gallivaggio e in questo periodo non sono stati riscontrati movimenti anomali.


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