Magica ovazione. Le storie di Mogol regalano emozioni
Applausi a scena aperta per Mogol, l’autore di tantissime canzoni di successo intervistato dal direttore Diego Minonzio (Foto by Foto Gianatti)

Magica ovazione. Le storie di Mogol regalano emozioni

Palasport di Sondalo gremito per l’incontro di sabato. Un grande tributo alle canzoni composte con Battisti.

Pensieri e parole della giovanissima Giulia Baretto, sondalina, aprono “Il nostro caro Angelo”, serata di tributo alle canzoni di Mogol-Battisti al Palasport del suo paese. Comprensibilmente emozionata, davanti a più di 500 persone esprime la sua visione dell’evento, che suona più o meno così: «Bisogna lasciare spazio all’arte, in un mondo dominato dalla fretta». All’arte si lascia spazio, in questa lunga notte che è un viaggio tra la musica e le parole, quelle “emozioni” appunto che il nostro saggio Gran Mogol ci invita a recuperare, in un panorama musicale sempre più dominato dal marketing e non dalla passione.

Emozioni, passione, musica: parole chiave di un evento che Ezio Bianchi sognava da tempo, nel suo paese, e che ha realizzato, con un piccolo aiuto da parte degli amici, dell’Apt Sondalo Tria Lilia e del Comune. “Insieme a te sto bene”, in versione quasi hard rock, eseguita dalle Custodie Cautelari, con le svisate hendrixiane dello special guest Ricky Portera, la voce rugginosa del leader Ettore Diliberto è anche una dichiarazione programmatica di come andrà la serata. “Il nostro caro Angelo” guidato dal basso potente e al tempo delicato di Anna Portalupi (una che suona con i Toto e la cantante dei Nightwish, vero portento) suona da manifesto dell’evento, una canzone strepitosa come non se ne fanno più da anni, con versi stampati nella memoria, che sembrano fatti apposta per l’occasione: “Lui dorme nei cespugli sotto gli alberi, ma schiavo non sarà mai”.

Il critico letterario Gian Paolo Serino introduce poi la serata, lasciando subito spazio alle parole. Ed è un vero boato quando sale sul palco Mogol, ottant’anni compiuti, lucidissimo e caustico quando occorre. Dialoga con lui, seduti su un divano da talk show, il direttore del nostro giornale, Diego Minonzio, fin dall’inizio convinto sostenitore dell’operazione. Il discorso cade su Sanremo e Mogol non si fa pregare. «È un festival che continua a premiare la notorietà a discapito della qualità, non ci va il meglio della musica italiana, ma quello che è spinto meglio. Dovrebbe tornare sui suoi passi, con coraggio, riuscire ad essere ancora una rassegna che davvero esprime i migliori, che racconta il nostro panorama musicale attraverso storie ed emozioni».

Emozioni, ancora. La scelta di Valentina Capone, attrice di casa (è nata qui) con una bella carriera altrove tra teatro, cinema e tv, cade appunto sul testo cardine. “E guidare a fari spenti nella notte/per vedere/se poi è così difficile morire”, la qualità letteraria dei versi di Mogol risalta ancor meglio, quasi del tutto privata della musica, con Diliberto ad accompagnare l’attrice con pochi tocchi di chitarra.

Poi, quasi come un corollario, arriva “Aver paura di innamorarsi troppo” con la voce “nera” di Giada Bernabè, una dei sei cantanti che si alterneranno nel viaggio. “Amarsi un po’” è emozionante, con il canto vellutato di Andrea Lelli e l’incedere di basso della Portaluppi. “Pensieri e parole”, con un’efficacissima Emy Guerrisi chiude prima di un nuovo break con la coppia Mogol-Minonzio.

Si riparte e “Nessun Dolore” è puro soul, con la voce di lava incandescente della Bernabè che esprime davvero tutto quello che ha dentro, in duetto con la Guerrisi, entrambe senza risparmio. Esce fuori anche tutto il drive di una band collaudata e ben diretta da Diliberto. “Anna” porta alla ribalta, con le sue discese ardite e le risalite, la voce di Ivan Siesser che sa essere ruggente e delicata. “Sì viaggiare”, cantata da Max Lo Buono, è il Battisti che si ballava anche in discoteca, funky e leggero, ma con parole pensanti . “E penso a te” evoca anche Mina, è un confronto difficile per ogni cantante, ma Beniamino Cristiano supera brillantemente la prova, mentre il coro e il pubblico fanno l’inevitabile “paraparabappapa”.

Qualche ricordo

Poi Mogol si lascia andare a qualche ricordo, stimolato da Minonzio, che gli chiede prima di X Factor (e lui, lapidario: «È uno spettacolo, non una scuola») e poi come componevano le canzoni lui e Lucio:. «Arrivava da me, la mattina presto, mi chiedeva un caffè (vengono in mente i versi di “Anna”, ndr) e poi ci mettevamo comodi su un tappeto, lui alla chitarra e io con carta e penna». Canzoni immortali sono nate così, di getto, in salotto, in orari quasi da ufficio. «Per creare, bisogna arrivare a quell’automatismo che ti permette di agire senza pensare», annota Mogol,ed è un consiglio importante per chi compone, a ogni livello.

Il paroliere ricorda anche l’incrocio con Bowie, per cui compose nel 1970 “Ragazzo sola, ragazza sola”, cover italiana di “Space Oddity”, un testo che non aveva nulla a che fare con l’originale, senza l’ombra di Major Tom e spazi siderali e che curiosamente qui da noi ebbe più successo nella versione della semisconosciuta band italiana dei Computers (23° in hit parade) che di uno dei maggiori geni musicali della nostra era.

Via ancora alla musica: “Prendila così”, storia di amore finita, non convenzionale, estremamente quotidiana, “Con il nastro rosa” che segna l’esaurirsi della collaborazione con Lucio. E poi “Il mio canto libero”, corale, immaginifica, che libera ancora una volta tutta la potenza vocale dei cantanti.


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