L’ultimo saluto a Marco
Con i coscritti del ’67
e i colleghi frontalieri

Grosio, chiesa e sagrato gremiti ieri per il funerale dell’uomo precipitato nel dirupo con il trattore

Il Bernina, passo che tutti giorni i frontalieri devono affrontare per raggiungere la Svizzera, ieri mattina ha lasciato posto ad un montagna di dolore nel cuore dei frontalieri e di tutti i partecipanti ai funerali di Marco Besseghini, l’operaio grosino del Comune di Sankt Moritz che ha perso la vita martedì pomeriggio, precipitando alla guida del suo trattore per una quarantina di metri nel bosco in Val Grosina.

Il sabato tutti i grosini che lavorano in Svizzera sono casa e solitamente in tanti ne approfittano per un momento di convivialità in centro paese oltre che per sbrigare le faccende per le quali non hanno tempo durante la settimana. Ieri mattina, invece, hanno gremito il sagrato della parrocchiale di San Giuseppe per l’ultimo saluto ad uno di loro, Marco, che da oltre trent’anni si recava in Svizzera per fare dapprima il muratore e fornire poi la propria manualità al municipio di Sankt-Moritz. Uniti nel dolore ma distanti fisicamente, nel rispetto delle norme anti Covid. Tutti con la mascherina che nascondeva la bocca, ma che non ha potuto fare altrettanto con le lacrime e con gli occhi rossi.

Le donne del gruppo folcloristico, associazione della quale aveva fatto parte la sorella Piera, hanno indossato il vestito da lutto. La bara è stata portata a spalla dai coetanei del 1967 di Grosio che piangono la prima scomparsa di un loro coscritto.

In prima fila le figlie Margherita ed Anna. Assente solo fisicamente la moglie Patrizia Cusini , che era con lui sul trattore, ed è ancora ricoverata all’ospedale di Sondrio dove era stata trasportata in elicottero per il politrauma subito. Sul sagrato un leggero sole che non scalda i cuori gelati dal dolore. Il parroco di Grosio, don Ilario Gaggini, ha cercato di portare conforto nel grande momento di tristezza: «Questo è solo il presente, ma non è il futuro - ha detto utilizzando le parole di un discorso pronunciato mercoledì da Papa Francesco -. Oggi è un giorno di lacrime e dolore. Noi non riusciamo a far capire a un’altra persona il nostro dolore. Se non abbiamo fede le nostre lacrime finiscono per terra e non nell’otre del Signore. Il nostro dolore invece Dio lo capisce perché ci conosce uno a uno. Dio si è fatto uomo con Gesù per poter piangere. Oggi è un giorno triste, ma il nostro futuro è fatto di incontri gioioso. Marco non è morto, è vivo, questo è il messaggio di Pasqua. Il problema è nostro che non vediamo e non sentiamo, ma vedremo e cresceremo nella sensibilità del cuore: questa è fede».

Sul sagrato sono state distribuite le foto ricordo di Marco sorridente. Un sorriso che ora dall’alto rincuora tutti coloro che ne piangono la scomparsa. Besseghini era stato sbalzato fatalmente dal trattore. Invano i soccorritori impegnati nelle ricerca l’hanno chiamato, nella speranza di ricevere una risposta. Per lui era già tutto finito su questa terra.

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