«Lotta alla mafia, nessuno è esentato»
Sala della Banca Popolare affollata per l’interessante conferenza (Foto by foto gianatti)

«Lotta alla mafia, nessuno è esentato»

Il procuratore aggiunto alla Dda Alessandra Dolci ospite della Bps, traccia un quadro allarmante. «Il ruolo delle banche fondamentale quando si parla di prestiti e ancor più di aziende sequestrate alla criminalità».

Avere cognizione che c’è un problema e, in seguito, assumersi le proprie responsabilità e avere il coraggio delle proprie azioni: così ogni singolo cittadino e gli operatori degli istituti bancari possono aiutare la magistratura nella lotta alla mafia e a ogni forma di criminalità organizzata. Questo il messaggio che Alessandra Dolci, procuratore della Repubblica aggiunto e coordinatore della Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Milano e dell’ufficio misure di prevenzione, ha voluto rivolgere a tutti i partecipanti all’incontro “Riciclaggio e criminalità. Il ruolo delle banche nella prevenzione”, organizzato dalla Banca Popolare di Sondrio del presidente Francesco Venosta e del consigliere delegato Mario Alberto Pedranzini e tenutosi alla sala Besta.

«Si parla di allarme sicurezza e questa idea è molto cavalcata anche dai media - ha spiegato Alessandra Dolci - ma dal 1980 gli omicidi sono diminuiti del 67% e la maggioranza sono commessi in ambito domestico. In crescita sono invece i reati contro il patrimonio e infatti sul territorio lombardo gli ultimi omicidi di mafia risalgono al 2010. Dunque, o stiamo vincendo la lotta alla criminalità organizzata oppure sono i criminali a essersi “mimetizzati”. E, in effetti, hanno scelto questa seconda strada: fanno sistema con il sistema imprenditoriale, offrono servizi illegali, come lo smaltimento rifiuti o servizi legali in modo illegale, ad esempio il recupero crediti. E, in tutto questo, gli imprenditori sottovalutano la realtà alla quale si stanno mettendo “in mano”».

E, per quanto sia ancora un’”isola felice” anche la Valtellina è stata quantomeno sfiorata dai “tentacoli” della criminalità organizzata e dai suoi interessi in ambito economico: «La vostra salvezza - ha proseguito il magistrato - è di essere un po’ isolati. Nel 2009, però, abbiamo trovato conversazioni di esponenti di famiglie mafiose relativamente all’appalto della tangenziale di Morbegno. In seguito questi criminali hanno mollato la presa, perché l’affare non era per loro conveniente».

Avendo ormai la criminalità organizzata, scelto di agire in “modo imprenditoriale”, grande attenzione è richiesta agli istituti bancari e ai loro operatori per cercare di neutralizzare o prevenire momenti di denaro illeciti o sospetti: «Gli operatori delle banche possono segnalare le operazioni sospette: - ha evidenziato il magistrato - non si tratta di un costo o di un adempimento burocratico, ma del contributo che ognuno può dare e che ha anche un valore etico. In più, gli istituti bancari devono stare attenti ai soggetti a cui erogano mutui o crediti: in caso siano soggetti proposti per la misura di prevenzione e manchi la buona fede, la banca perde il diritto sul credito, ha danno d’immagine e può incorrere in controlli da parte della Banca d’Italia».

Il ruolo delle banche, però, diventa ancora più importante quando si parla di aziende sequestrate alla mafia: «Di solito queste - ha precisato il coordinatore della Dda - vanno incontro al fallimento e così passa l’immagine che il lavoro c’è finché c’è la mafia. Noi invece dobbiamo aiutare queste aziende a sopravvivere, ma essendo i costi di riemersione nella legalità davvero elevati, è necessario il sostegno degli istituti di credito. È un impegno etico, per una volta non si deve guardare al profitto. Vogliamo dire che la legalità conviene e che stare dalla parte dello Stato è la scelta vincente».


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