L’orticoltura cresce: «Ma tanti spazi  da valorizzare»
Al termine dell’incontro un rinfresco a base di verdure

L’orticoltura cresce: «Ma tanti spazi

da valorizzare»

Il punto sul settore con la Fojanini a Tresivio. «L’agricoltura di montagna non deve fare grandi numeri, ma deve concentrarsi su una produzione di nicchia»

«Dal punto di vista degli ortaggi, la Valtellina non è sufficientemente rappresentata oggi – ha sottolineato Ivano Fojanini -. Le cooperative hanno valorizzato i frutti, in particolare le mele, non i prodotti dell’orto, ma ci sono spazi nel settore dell’orticoltura che andrebbero valorizzati. Avere oggi una patata con la denominazione valtellinese sarebbe interessante».

Si è parlato di orticoltura ieri mattina a Tresivio, al convegno che la fondazione Fojanini in collaborazione con i contradaioli di San Tomaso a Tresivio ha organizzato come appuntamento annuale per parlare di agricoltura in occasione della festa patronale. Quest’anno il focus è andato verso gli orti che stanno prendendo piede in Valle rispetto al passato. Lo stesso Fojanini, promotore dell’incontro, ricorda che quand’era piccolo nel Comune di Torre Santa Maria, si coltivavano segale, patate, rape in particolare per l’alimentazione del bestiame, ma c’erano pochi orti, fatto eccetto per la coltivazione di fagioli e piselli. «Ai tempi alimentarsi significava integrare le energie perse durante le ore di lavoro – ha affermato Fojanini -. Quindi non si mangiavano verdure, perché non rinvigoriscono, ma farinacei e carne. Il contrario di adesso, quando l’alimentazione è diventata quasi ideologica: con il cibo si cerca il benessere e lo stare bene». Da qui la proposta di Fojanini di sviluppare meglio e di più la coltivazione degli orti: «L’agricoltura di montagna non deve fare grandi numeri, ma una produzione di nicchia. Il prodotto orticolo di montagna ha caratteristiche organolettiche maggiori rispetto a quello della pianura, ad esempio le insalate che crescono meglio dove è più “fresco”. Sfruttiamo questa vocazione per proporre prodotti di nicchia».

Ne è convinto Erminio Testini, oggi settantenne, da sempre con le mani della terra. «Bisogna lavorare la terra; diversamente in Valtellina che altro potremmo fare – ha domandato -? Ci sono tante aree abbandonate. Invito le istituzioni ad accorpare i terreni da assegnare a basso costo ai giovani, che vanno aiutati. Si potrebbero fare piantagioni, anche a mezza costa, invece del degrado cui spesso si assiste».

Un’esperienza professionale apprezzabile è quella di Paolo Prandi di Poggiridenti, ortolano e vivaista. «In Valtellina l’orto non ha mai avuto a livello professionale una grande storia – ha detto -. Nel mio caso a 13 anni, quando andavo in Svizzera da una zia a falciare i prati, mi sono “innamorato” della lattuga cappuccio e così ho sviluppato l’interesse per l’orto, poi mi sono specializzato in lattughe, quindi nei pomodori (oggi ne ha sedici varietà) e altri ortaggi. Nel ’91 ho avviato l’attività di vivaismo per rifornire me stesso prima di tutto e poi altri coltivatori». Prandi ha servito i grossisti, ha lavorato anche con la grande distribuzione, sette anni fa ha avuto l’occasione di entrare nel mercato di Sondrio come produttore. «Fino alla fine degli anni Novanta c’erano begli spazi di guadagno, dagli anni Duemila i margini si sono stretti ed è diventato più difficile – ha aggiunto -. Per fortuna mentre il prezzo del prodotto lo fa chi commercializza, con il vivaio il prezzo lo fa il venditore. La grande distribuzione ha imposto prezzi bassi. Ma perché gli alimentari devono costare poco? Oggi lavorare a certi livelli non è facile, ma ci proviamo».


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