L’omicida di Villa davanti al giudice  il prossimo 12 maggio
Il sostituto procuratore Luisa Russo che ha rappresentato la pubblica accusa (Foto by foto Gianatti)

L’omicida di Villa davanti al giudice

il prossimo 12 maggio

Giovedì l’udienza con cui si è aperto il processo. L’imputato Ferrari ha scelto il giudizio abbreviato. Deve rispondere dell’uccisione della nuora Moira.

La verità sui fatti la si conosce ormai da tempo: l’imputato ha confessato il delitto poche ore dopo averlo commesso. Resta da vedere come si pronuncerà il Tribunale di Sondrio.

La risposta, quasi sicuramente, la si avrà il prossimo 12 maggio, giorno in cui è stata fissata l’udienza del processo con rito abbreviato a carico di Enrico Simone Ferrari, il pensionato di Villa di Tirano accusato dell’omicidio della nuora Moira Giacomelli.

Tutto risale allo scorso 8 aprile, quando Ferrari si è presentato dai carabinieri dicendo di avere accoltellato a morte durante una lite la moglie del figlio, da poco scomparso. Da allora l’uomo, che all’epoca aveva 70 anni, si trova in carcere.

L’udienza di giovedì ha formalmente dato il via al processo di fronte al gup Fabio Giorgi. Un passaggio poco più che formale, con la costituzione delle parti e la scelta del rito abbreviato richiesto dall’avvocato Giordana Caelli, difensore dell’imputato. Al termine, la fissazione dell’udienza del 12 maggio per la discussione e, molto probabilmente, per la sentenza. A rappresentare l’accusa, il sostituto procuratore Luisa Russo. Scegliendo l’abbreviato Ferrari, che ieri non si è presentato in Tribunale, si è già garantito lo sconto di un terzo sulla pena.

Il giudice prenderà la propria decisione sulla base degli atti di indagine, senza sentire ulteriori testimoni. Gli atti parlano di una lite familiare degenerata in una violentissima aggressione a coltellate. I litigi e le tensioni stra nuora e suoceri si protraevano da tempo e si erano acuiti pochi mesi prima, quando aveva improvvisamente perso la vita Simone Massimiliano, il figlio dell’omicida e marito di Moira.

Proprio da quel momento la donna, che aveva 43 anni, aveva preso la decisione di lasciare la casa di Villa di Tirano nella quale aveva vissuto con il marito e i due figli piccoli. Non era mai andata molto d’accordo con i suoceri e non aveva più alcun motivo per rimanere lì.

Per i due nonni paterni, però, l’idea di non vedere più i nipoti (che nel frattempo erano stati affidati alla nonna materna) equivaleva a un altro lutto.

Moira sul punto sembrava irremovibile: aveva deciso di tornarsene a Sant’Anna, sopra Sondrio, dove vive la sua famiglia di origine.

La sera in cui è stata uccisa era tornata a Villa di Tirano per prendere alcuni vestiti rimasti nella casa in cui abitava con il marito.

Sulle scale aveva incontrato il suocero e tra i due era nata l’ennesima. Accecato da uno scoppio d’ira, Enrico aveva afferrato un coltello e aveva colpito più volte la nuora, lasciandola a terra senza vita in un lago di sangue. Poco dopo, in stato di choc, si era presentato ai carabinieri di Tirano e aveva raccontato tutto.


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