Lunedì 09 Dicembre 2013

L’omaggio di Dubino

a Walter Bonatti

La serata ha interessato i dubinesi, che ben conoscevano l’alpinista lecchese
(Foto by Foto Sandonini)

Ha lasciato un segno profondo, Walter Bonatti a Dubino. La dimostrazione si è avuta venerdì sera con la presentazione del documentario “W di Walter” nella palestra comunale. Struttura gremitissima e pubblico da grandi occasioni per la proiezione di un filmato molto atteso, realizzato dalla lecchese Paola Nessi insieme a Rossana Podestà, compagna di Bonatti. Annunciata come presente, la celebre attrice non ha potuto intervenire alla serata a causa di problemi di salute, salutata con un caloroso applauso, uno dei tanti che si sono succeduti, dai presenti.

La regista si è limitata a poche parole: «Rossana ha avuto l’idea quest’estate, mi ha chiamato, ne abbiamo parlato e l’abbiamo fatto. Abbiamo fatto tutto nella casa di Monastero, mi ha mostrato tutto quel che aveva, le fotografie, i filmati, è stata molto generosa». Il filmato racconta la vita dell’alpinista dall’infanzia fino agli ultimi mesi. Seduta nel giardino di casa, Podestà mostra una foto di Bonatti a 3 anni, sottolineando le dita in primo piano pronte ad afferrare, quasi una previsione del futuro. Poi la guerra, l’adolescenza, la giovinezza a Monza, gli inizi come ginnasta, la scoperta dell’alpinismo per caso durante una gita sulla Grigna e subito è primo di cordata. Il crescere della passione, i primi successi e la spedizione sul K2 nel ’54, a soli 24 anni, che tanti dispiaceri e polemiche procurerà. «Per lui era un grumo, un cancro. Non voleva parlarne, ma tornava sempre sull’episodio» sottolinea nel film la compagna, parlando della “grande bugia”, l’accusa di aver usato le bombole d’ossigeno di Compagnoni e Lacedelli. Le salite degli anni 50 e 60, dall’Europa al Sud America (i tentativi al mitico Cerro Torre), tra riuscite e tragedie. Come nel ’61 sul Pilone Centrale del Freney, nel gruppo del Monte Bianco, quando i suoi compagni di cordata morirono: un episodio chiarito dal francese Pierre Mazeaud che anni dopo gli consegnò la Legion d’onore. Dopo aver scalato la nord del Cervino in invernale, nel ’65, l’addio all’alpinismo e l’inizio di nuove avventure da raccontare e fotografare per i lettori del settimanale Epoca, sempre spinto dalla passione per i viaggi e la conoscenza. Nel 1980 incontra Podestà, che in un’intervista aveva dichiarato che sarebbe fuggita con lui su un’isola deserta.

Così la scelta di vivere insieme, in un luogo tranquillo, magari vicino alla val di Mello che amavano entrambi (anche se l’attrice aveva poca dimestichezza con le montagne), finché trovarono una vecchia casa da ristrutturare a Monastero, con vista sul Legnone. Il racconto arriva agli ultimi viaggi, le ultime uscite pubbliche fino alla malattia improvvisa e alla morte nel settembre 2011, utilizzando filmati inediti realizzati da Bonatti, estratti di trasmissioni tv e dei film “Italia K2” (1954) e “Les conquérants de l’impossible” (1987).

Come film niente di speciale, come racconto di una vita eccezionale e testimonianza di chi gli è stato accanto per anni, un documento toccante. Al termine della proiezione alcuni amici, come Elena Gotti, che da 22 anni li aiuta in casa, hanno aggiunto altri aneddoti sulla coppia. È stato infine presentato il sentiero che sarà intitolato a Bonatti collegando Monastero ai Bagni di Masino e tracciato dal Cai di Novate Mezzola e Verceia: un tracciato di circa 25 chilometri attraversando i territori di diversi comuni.

Tutto bene nella serata, sia dal punto di vista tecnico sia dell’organizzatrice, se non fosse per i frequenti errori della presentatrice, che ha sbagliato ripetutamente nomi e località, tanto da far ridacchiare i presenti.

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