Lo studio sul castello   per riportarlo in vita
Una delle riproduzioni del castello fatte dagli studenti della summer school

Lo studio sul castello

per riportarlo in vita

Summer school Esperti del Politecnico coordinati da Rita Pezzola realizzano tavole in 3D e video ricostruzioni

“Il castello ritrovato” era il nome della proposta del Comune di Castello dell’Acqua nell’ambito di “Le radici di una identità”, il progetto Emblematico Maggiore guidato dalla Comunità montana di Sondrio, finanziato da Fondazione Cariplo e da Regione Lombardia.

L’area ripulita

E il castello, le cui prime attestazioni risalgono al Trecento, è stato davvero ritrovato, sia dal punto di vista fisico con la pulizia e l’ordine fatti nell’area dove si trovano i resti del castello medievale, sia dal punto di vista della futura valorizzazione per la quale sono state poste solidissime basi. Tutto questo grazie a un team di esperti – docenti universitari e studenti – e al coordinamento scientifico di Rita Pezzola.

Si è da poco conclusa la summer school che ha coinvolto l’Università degli Studi di Bergamo ed il Politecnico di Milano e che ha sortito molte idee per lo sviluppo dell’area con un percorso dal borgo al castello, cartellonistica, ricostruzioni in 3D.

«Siamo arrivati al terzo anno di lavoro che ha portato a una grossa mole di materiale, documentazione storica, rilettura archeologica del territorio - afferma Riccardo Rao, docente all’Università di Bergamo -. Ad esempio abbiamo già a disposizione un video di come si presentava la cucina del castello nel tardo Medioevo e una serie di tavole ricostruttive del castello stesso. Con la summer school abbiamo fatto un passo in più. Con il coinvolgimento interdisciplinare degli studenti di Bergamo (facoltà di Lettere) e del Politecnico di Milano abbiamo avviato un percorso di valorizzazione del castello che porti la cittadinanza innanzitutto, ma anche i potenziali fruitori esterni a godere il più possibile di questa località».

E aggiunge: «Il Comune, in questi anni, ha fatto un lavoro importante sulla valle di mulini con la storica fucina e, a partire da questo, abbiamo abbozzato un progetto di percorso che permetta di cogliere anche una delle caratteristiche della storia di Castello: il rapporto singolare con il ferro e la sua estrazione». Con interventi sostenibili minimi, l’aiuto di pannelli, lastre trasparenti su cui disegnare la sagoma del castello e del sito archeologico e ricostruzioni virtuali (con Qrcode) l’idea è di partire dal Comune per arrivare al castello e poi tornare sul territorio, in bici o a piedi.

Il castagneto

«Lungo l’itinerario si trova un bellissimo castagneto con enormi tronchi di castagni secolari che riportano al valore storico e identitario del territorio nel rapporto con le castagne - prosegue Rao -. La ricostruzione della cucina in 3D è stata resa possibile della disponibilità del materiale derivato dagli scavi del passato. Il lavoro è un modo per tracciare le prime linee di indirizzo che dovranno essere perseguite e messe in opera in seguito».

Nel progetto e nella summer school è stato coinvolto Mauro Cortelazzo che è il principale archeologo che ha lavorato ai castelli valdostani, per partire dalle buone pratiche e guardare a modelli virtuosi che hanno già sviluppato iniziative simili.


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