Lo sci riparte dopo due anni  Tutto pronto, occhio ai contagi
Le piste deserte degli ultimi due anni saranno un ricordo

Lo sci riparte dopo due anni

Tutto pronto, occhio ai contagi

Rocca (Mottolino): «Si apre, è ufficiale, e questa è la cosa più importante»

«Per limitare i contagi favorevole al modello austriaco, con Green pass ai vaccinati»

Ormai è tutto pronto, non ci sono dubbi che la stagione sciistica finalmente possa partire. E per il capitolo rischio aumento dei contagi, anche in provincia di Sondrio si strizza l’occhio al modello austriaco: restrizioni solo per chi non si è vaccinato.

Ormai ci siamo. Madesimo partirà già dal prossimo weekend, e le altre località provinciali seguiranno a ruota: dopo due anni, la voglia di ripartire è tanta.

«Siamo in fase di preparazione - afferma Marco Rocca, amministratore delegato del comprensorio sciistico Mottolino Fun Mountain, il più grande della provincia - a Livigno gli impianti apriranno sabato 27 novembre, noi qualche giorno più tardi, il primo dicembre, per problemi legati ad un cantiere. Siamo tranquilli: quest’anno si apre, a dichiararlo ufficialmente sono stati i ministri del Turismo e della Sanità, e questo ci ha rassicurato. Ma l’aumento dei contagi un po’ preoccupa».

Oltre all’aumento dei casi in Italia, a preoccupare è forse di più la situazione in quegli Stati europei che forniscono importante bacino di utenza per le nostre località sciistiche.

«La nostra attenzione va alla situazione in Belgio, Olanda, Germania e ai Paesi dell’Est Europa - precisa Rocca -. Ci sono comprensori della nostra provincia che hanno proprio questo target di clientela, e l’aumento dei contagi ci mette senz’altro in allerta». Non tanto per il rischio di contagio qui, visto che è obbligatorio il Green pass, ma per il rischio che i turisti decidano di non muoversi. «Per quanto riguarda invece la situazione in Italia - dice Rocca - sono d’accordo con la proposta di adottare il “modello austriaco” nel caso si dovesse pensare a nuove restrizioni».

L’ipotesi è stata messa sul tavolo in Alto Adige dalla senatrice dell’Svp Julia Unterberger: sulle piste con il Green pass solo per chi ha aderito alla profilassi o ha avuto la malattia, non basta il tampone. Una proposta vista di buon occhio da Valeria Ghezzi, presidente di Anef, Associazione nazionale esercenti funiviari: «Dopo due anni di fermo siamo pronti a ripartire. Non possiamo nemmeno immaginare un ulteriore blocco, ecco perché sostengo che per scongiurarlo siamo pronti a valutare tutte le strade possibili, compresa quella che guarda al modello austriaco: restrizioni previste solo per i non vaccinati».

E anche Marco Rocca è d’accordo. «Credo sia giusto pensare di consentire solo ai vaccinati di muoversi per turismo e frequentare anche le nostre zone, giusto penalizzare solo chi non ha avuto il senso di responsabilità di vaccinarsi, non gli altri che, fino a prova contraria, rappresentano la maggioranza, in provincia di Sondrio e in Lombardia il 90% - afferma - Bisogna andare avanti, anche con decisioni che potrebbero sembrare un po’ forzate ma che ci permetteranno di non ripetere la stagione dell’anno scorso. Di fronte ad un’ipotesi di nuove chiusure, ben venga un’iniziativa sul modello austriaco».

Un no, invece, arriva da Massimo Fossati, presidente di Anef Lombardia. «La situazione nella nostra regione è molto diversa rispetto all’Alto Adige, dove la percentuale di vaccinati è più bassa. Le ultime linee guide sono chiare: certificato verde obbligatorio, da ottenere anche col tampone, e non vedo perché dovrebbe essere diverso solo per lo sci, per funivie, cabinovie e seggiovie, quest’ultime qualora siano utilizzate con la chiusura delle cupole paravento. La capienza degli impianti chiusi è all’80% con obbligo di Green pass, per quelli aperti, tipo skilift, sale al 100% e non serve alcuna certificazione. Resta l’obbligo di mascherina e distanziamento».


© RIPRODUZIONE RISERVATA