Lo scandalo delle vaccinazioni  Otto anziani su dieci sono senza
Anziano vaccinato, una scena non poi così frequente

Lo scandalo delle vaccinazioni

Otto anziani su dieci sono senza

Solo il 22,75% degli ultra 65enni ha potuto essere protetto

In arrivo 6.500 dosi, ma non basteranno. Ampia disponibilità dei medici

Sono giunti ieri, da Ats della Montagna, i primi dati di attività circa la campagna vaccinale antinfluenzale in atto. La più difficile di tutti i tempi. Per tutti, gli aventi diritto, in primis, ma, probabilmente, anche per Ats.

Perchè se in senso assoluto il numero di dosi distribuite è consistente, in termini percentuali il cerchio è ben lunghi dal chiudersi. Siamo ad una copertura vaccinale della popolazione con più di 65 anni, che ha diritto all’antinfluenzale e per la quale è caldamente consigliata, pari al solo 22,75% in tutta l’Ats della Montagna. Poco più di una persona su cinque, a far data il 27 novembre scorso, aveva ricevuto la somministrazione del vaccino.

Per un totale di 22.800 dosi distribuite ai 126 medici di medicina generale che aderiscono alla campagna antinfluenzale nel distretto di Valtellina, Valchiavenna e Alto Lario, e di 9.300 dosi assegnate ad Asst Valtellina e Alto Lario che, a sua volta, le ha distribuite ai propri centri vaccinali di Livigno, Bormio, Tirano, Sondrio, Chiesa in Valmalenco, Morbegno, Chiavenna e Dongo.

Questo il quadro fornito dall’ufficio stampa di Ats della Montagna che evidenzia, non solo la disponibilità dei medici di medicina generale a collaborare alla campagna vaccinale, ma anche la disponibilità degli enti pubblici a garantire luoghi alternativi agli studi medici per effettuarla.

Ad Albosaggia e Poggiridenti, ad esempio, la vaccinazione si è tenuta nella sala consigliare dei rispettivi municipi, a Bianzone, nel centro sportivo, a Bormio, nella Cittadella dello sport, a Piateda e Tresivio nelle palestre comunali, a Chiesa in Valmalenco, nella sala dell’Associazione Amici Anziani, a Dubino, nella sala civica, a Cosio Valtellino, nella tensostruttura, a Livigno, nel polifunzionale di Plaza Placheda, a Sondrio, in due parrocchie, presso la Protezione civile e la sede Croce Rossa, a Valfurva in un’area dedicata della palestra.

Il tutto, con la collaborazione di personale volontario che ha gestito, al meglio, i flussi, in entrata e in uscita dagli “ambulatori volanti”, in modo da evitare ogni assembramento. Diciamo che i medici di medicina generale, e il territorio, generalmente inteso, si sono fatti trovare pronti. Il problema è che è mancata e continua a mancare la materia prima. Cioè, il vaccino.

Mai, a fine novembre, si era ad un punto simile, che assomiglia sempre di più ad un punto morto. Intorno al 20 la campagna era, pressocchè, chiusa. Restavano i ritardatari, con una coda che poteva arrivare, massimo, ai primi di dicembre, poi, tutto finito. I medici riconsegnavano le dosi rimaste nei frigor. Neanche poche, va detto, perche, negli anni passati, la corsa al vaccino non c’è mai stata. Anzi. Si trattava di spingere alla vaccinazione, spesso senza riuscirci.


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