Livigno, il problema-casa e l’Olimpiade
La zona dove dovrebbe sorgere il villaggio olimpico: gli appartamenti andrebbero poi a chi lavora in paese

Livigno, il problema-casa e l’Olimpiade

Fame di alloggi, una possibilità concreta se la candidatura di Milano e Cortina per il 2026 risultasse vincente. Il sindaco: «Finiti i giochi, in zona Aquagranda 300 monolocali in affitto ai dipendenti che lavorano in paese».

Chi l’avrebbe mai detto che per risolvere l’atavico problema di soddisfare la richiesta di alloggio dei dipendenti a Livigno sarebbe servita un’Olimpiade? Eppure la soluzione che mai nessuna amministrazione comunale di Livigno era riuscita a trovare, l’ha trovata il sindaco attuale Damiano Bormolini, lesto nel comprendere come l’evento a cinque cerchi avrebbe dato al suo paese una possibilità eccezionale e pure unica per dare casa a chi ne ha bisogno.

Le Olimpiadi invernali del 2026, se la candidatura di Milano e Cortina risultasse vincente, daranno un alloggio anche ai tanti dipendenti che lavorano a Livigno. «Non risolveremo il problema in toto, ma intanto ci sarà una svolta, dando casa, un monolocale a 300 persone» stima il primo cittadino.

Finora il Comune era riuscito a soddisfare le esigenze dei suoi dipendenti e degli insegnanti, ma le altre categorie hanno sempre dovuto mettere in campo l’arte di arrangiarsi, cercando autonomamente e non senza difficoltà l’alloggio da condividere con altri per i costi eccessivi dati dal mercato. «Neanche a Trepalle si trorva un alloggio» è stata l’ammissione del titolare di una negozio alle prese col problema. Per trovare casa si è costretti in pratica a scendere oltre il Foscagno, ma chi vuole farsi quotidianamente in pieno inverno la strada più volte al giorno? Ma forse ora il problema ha gli anni contati, ovvero il conto alla rovescia verso il 2026. Nel Piccolo Tibet infatti, qualora l’Olimpiade diventasse realtà, oltre alla disputa delle prove di freestyle, snowboard e biathllon, sarebbe costruito un villaggio nella zona fra l’Aquagranda e il silos di inerti nella zona verso il lago. Una struttura da 1.400 posti per ospitare atleti, addetti ai lavori e tutto l’entourage della manifestazione, ma Livigno ha già pensato anche al post Olimpiade andando a risolvere quello che spesso è stato un mal costume dei grandi eventi: ovvero realizzare strutture sovradimensionate che una volta terminato l’evento diventano delle autentiche cattedrali nel deserto. Proprio quello che vuole evitare il comitato organizzatore di Milano-Cortina 2026 che ha fatto dell’oculatezza degli investimenti economici, ridotti all’osso, il proprio cavallo di battaglia per convincere il Cio ad assegnare alla candidatura italiana l’evento in un’edizione da zero sprechi, forse.

«Parte della struttura che sorgerebbe nella zona di Aquagranda sarà mobile e poi smontata- rivela il sindaco -, resteranno però 300 monolocali che daremo in affitto ai dipendenti che lavorano a Livigno». Trovare un alloggio per chi lavora nel Piccolo Tibet è una vera odissea. Solo infatti una rarità i datori di lavoro che sono in grado di assicurare anche un alloggio al dipendente. E gli affitta appartamenti ovviamente preferiscono affittare settimanalmente ai turisti a prezzi più alti che accontentarsi di un affitto mensile minore.

Il sindaco confessa: «Non sono ancora neppure stati valutati i costi dell’opera finora, però se la candidatura di Milano e Cortina fosse vincente, la realizzeremo». E allora c’è una ragione in più per sperare che la fiamma olimpica si accenda a Milano.


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