Livigno, è morto l’alpinista travolto dalla valanga

Livigno, è morto l’alpinista travolto dalla valanga

L’uomo era stato trasferito a Bergamo ieri con l’elicottero del 118 dopo essere stato estratto, ancora vivo ma in grave ipotermia, dalla massa nevosa.

E’ morto nella notte all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo l’alpinista travolto ieri da una slavina a Livigno. Si tratta di Christoph Lorenz, svizzero di 34 anni. L’uomo era stato trasferito a Bergamo ieri con l’elicottero del 118 dopo essere stato estratto, ancora vivo ma in grave ipotermia, dalla massa nevosa.

Il sostituto procuratore di Bergamo, Gianluigi Dettori, ha disposto l’autopsia sulla salma dell’alpinista. Si tratta comunque di un atto dovuto, visto che non vi sarebbero dubbi sulle cause della morte, riconducibile all’ipotermia causata dal seppellimento sotto la valanga.

«Ho urlato di seguirmi e di spostarsi tutti sulla destra, ma loro hanno proseguito dritti verso valle, dove, una volta arrivati su un tratto pianeggiante, sono stati raggiunti e travolti dalla valanga»: così la guida alpina Matteo Galli ha raccontato l’incidente che ha visto coinvolti i quattro turisti che stava accompagnando a Livigno in una discesa di heliski.

«Stavamo approcciando la discesa nella sua parte più ripida - ha detto la guida - e ho fermato il gruppo in una posizione sicura. A quel punto io sono sceso per primo e mi sono raccomandato con loro di scendere a mio comando, uno per volta e di seguire la mia linea. I primi due sono scesi e si sono fermati accanto a me, quando è partito il terzo abbiamo sentito staccarsi la valanga da molto sopra rispetto a dove eravamo partiti».

Dei quattro turisti, tutti in snowboard, tre sono scesi verso valle mentre il quarto é rimasto nel punto individuato in precedenza come sicuro. Tutti erano dotati di Artva, pala, sonda e di zaino con ABS che hanno prontamente aperto. «Ho avvertito immediatamente l’elicottero - ha aggiunto - che ha attivato i soccorsi organizzati, quindi mi sono adoperato per liberarli dalla neve. Sono riuscito subito a localizzare e liberare il primo, il secondo l’ho trovato con l’Artva mentre per il terzo il lavoro è stato un po’ più lungo perché il deposito della valanga si era distribuito in due conche. Quest’ultimo ragazzo ha avuto maggiori complicazioni perché è rimasto più a lungo sotto la neve. Al momento dell’arrivo dei soccorsi organizzati, dopo circa 20 minuti dall’incidente, tutti e tre gli snowboarder erano fuori dalla valanga».


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