Lista Falciani: i primi nomi  con i conti in Svizzera

Lista Falciani: i primi nomi

con i conti in Svizzera

L’Espresso pubblica l’elenco dei correntisti della Hsbc di Ginevra. Ci sono l’ex presidente di Telecom Italia Giuseppe Recchi e l’amministratore delegato di Benetton, Eugenio Marco Airoldi, l’ex rettore della Bocconi Luigi Guatri e i parlamentari Pippo Civati e Giorgio Straquadanio (morto nel 2014), il finanziere Davide Serra diventato famoso perché sostenitore di Matteo Renzi,

Ci sono l’ex presidente di Telecom Italia Giuseppe Recchi e l’amministratore delegato di Benetton, Eugenio Marco Airoldi, l’ex rettore della Bocconi Luigi Guatri e i parlamentari Pippo Civati e Giorgio Straquadanio (morto nel 2014), il finanziere Davide Serra diventato famoso perché sostenitore di Matteo Renzi, Giuseppe De Donno, l’ex colonnello dei Ros ancora imputato nel processo sulla trattativa Stato-mafia e anche Silvano Larini, ex prestanome di Craxi in Tangentopoli. Sono solo alcuni dei 7.499 nomi italiani contenuti nella Lista Falciani, l’elenco dei clienti del 2007 della HSBC di Ginevra trafugati dal tecnico informatico italo-svizzero, pubblicati oggi sull’Espresso. In totale hanno portato oltreconfine 7 miliardi e mezzo di euro. I politici e gli uomini in divisa Ci sono due parlamentari nell’elenco. Il primo è quello di Giorgio Straquadanio, ex senatore di Forza Ialia – morto lo scorso anno per un tumore ai polmoni – che viene oggi difeso dalla sorella Tiziana sulle pagine del Corriere della Sera: “Non c’entra nulla con la politica – spiega – si tratta di un’eredità lasciata a me a lui da nostra madre”. L’altro nome è quello di Pippo Civati, deputato PD, collegato ad un deposito di 7 mila euro che sul suoi blog si scaglia contro l’Espresso (che ha pubblicato il suo nome) e si giustifica: “Mio padre ha aperto quel conto nel 1994 indicandomi come procuratore insieme a mia madre, in quanto eredi, nel caso fosse mancato”. L’ex colonnello dei Ros Giuseppe De Donno parla invece di “piccolo investimento fatto dal padre” in un conto che poi si è estinto nell’operazione. Imprenditori e dirigenti Oltre ad Eugenio Marco Airoldi, ad di Benetton, ci sono Luigi Zunino che “francamente non ricorda di avere mai avuto un conto alla HSBC di Ginevra”, Luigi Luini, il re dei panzerotti di Milano e Manfredi Catella, l’immobiliarista di Hines che in Svizzera aveva 922 mila euro, “un lascito ereditario”, risponde anche lui all’Espresso. Non ricorda nulla Franco Gusselli Beretta, dirigente della fabbrica di armi bresciana. Sul fronte dirigenti ci sono Giuseppe Recchi e Daniele Lorenzoni, ex Fininvest, condannato a 3 anni e 8 mesi nel processo Mediaset. Gli ex Tangentopoli La Lista Falciani permette anche un po’ di amarcord. C’è ad esempio Silvano Larini che alla HSBC aveva un conto a suo nome da un milione e 988 mila dollari anche se formalmente non compare come titolare o beneficial owner. Architetto socialista, noto per aver confessato ai magistrati di Mani Pulite di essere stato prestanome nei conti svizzeri di Craxi e Martelli dopo Mani Pulite ha comprato un’isoletta e si è trasferito in Polinesia. E c’è anche la figlia di Raul Gardini, Eleonora: 722 mila dollari e nessun commento. Dell’epoca pre-Tangentopoli è invece il nome di Bruno De Mico, costruttore al centro di uno dei più grandi scandali degli anni Ottanta. Vip e grandi nomi della moda Erano giù usciti quelli di Valentino e di Valentino Rossi. Oggi c’è il sondaggista più famoso d’Italia, Renato Mannheimer, che non commenta. E’ già nel 2011 che si parla dei 425 milioni di Stefania Sandrelli nel conto svizzero della HSBC ma lei, oggi come ieri, non commenta. Gli scudati Se non ricorda di avere aperto un conto alla HSBC, Luigi Guatri, ex rettore della Bocconi, ha invece memoria di avere aderito allo scudo fiscale. Idem Roberto Cavalli: fa sapere di avere regolarizzato tutto con il condono e Enrico Ferrari, ex direttore dell’Autodromo di Monza. La metà dei controllati ha usato lo scudo fiscale: lo Stato perde 800 milioni La Guardia di Finanza ha controllato fino ad oggi 3.276 nomi della Lista Falciani e ha potuto contestare solo 741 milioni di redditi non dichiarati. Perché? Mancano i soldi entrati in Italia regolarmente con lo scudo fiscale Tremonti: quasi la metà degli oltre 3 mila nomi controllati ha sanato l’evasione pagando il 5%, la quota fissa del maxi condono. E cioè 83 milioni in totale. Facendo perdere allo Stato, stimano gli esperti consultati dal settimanale, tra i 700 e gli 800 milioni di euro di tasse.


© RIPRODUZIONE RISERVATA