Licenziata per un video  « In Ticino clima ostile per i nostri frontalieri»
fa discutere il caso della giovane licenziata in Svizzera (Foto by Andrea Butti)

Licenziata per un video

« In Ticino clima ostile per i nostri frontalieri»

Per i socialisti svizzeri «è un fatto grave»

Leghisti ticinesi divisi: «Giusto giusto. No, è pericoloso»

La Uil Como: «In Italia sarebbe una misura illegittima»

«So di aver sbagliato. Me ne rendo conto. È da un anno che subisco torti. Vivo a Lugano. Ho ricevuto più di una volta dispetti e sono arrivata a pensare che sia stato solo per la targa italiana». Sono le parole che la giovane frontaliera, una laurea in ingegneria gestionale al Politecnico di Milano, ha affidato a tio.ch dopo il clamoroso epilogo della vicenda che l’ha vista protagonista nelle ultime 72 ore, in seguito a una multa da 120 franchi (105 euro) in bella mostra sul parabrezza della sua auto in quel di Lugano.

Vicenda che si era aperta con un suo video su YouTube in cui la giovane metteva nel mirino i vigili ticinesi, rei di averla multata a Lugano («La multa ce l’ho io perché questi sono svizzeri», l’incipit del video) e che si è chiusa con il licenziamento, deciso dall’azienda - la Avaloq, con sede nel Luganese - per cui lavorava, «sino a quel momento senza nessuno sbaglio». La notizia dell’interruzione immediata del rapporto di lavoro è stata di gran lunga la più commentata anche dai gruppi facebook che i lavoratori frontalieri utilizzano principalmente per notizie di servizio o sulla viabilità lungo la linea di confine. Ma non sono mancate anche reazioni dal mondo politico. E così mentre l’azienda sosteneva che «anche nell’interesse dei nostri clienti del settore finanziario, è nostro compito agire contro comportamenti inaccettabili», la deputata socialista Lisa Bosia Mirra anticipava tutti sul tempo, ponendosi attraverso il profilo Facebook, il seguente quesito: «Volete dirmi che nel nostro Cantone si viene licenziati perché si sono espresse delle opinioni attraverso un social-media?», aggiungendo poi che il licenziamento «è un fatto grave».

Di ben altro tenore, la presa di posizione di Lorenzo Quadri, consigliere nazionale della Lega dei Ticinesi: «Questo è sicuramente un segnale importante. Di frontalieri che insultano la Svizzera e gli svizzeri dimenticandosi grazie a chi hanno la pagnotta sul tavolo ce ne sono a iosa». In casa Lega dei Ticinesi però non sono mancati comunque i distinguo. «Licenziata per un post su Instagram? Sono un fervente sostenitore delle forze dell’ordine e trovo che gli insulti della ragazza verso la polizia fossero gravi - afferma Stefano Tonini, consigliere comunale leghista a Chiasso -. Ma da qui a licenziare una persona ce ne passa. A mio parere, Avaloq, l’azienda che ha licenziato la giovane, sta creando un pericoloso precedente». Al di qua del confine, Roberto Cattaneo, segretario della Uil Frontalieri di Como dice perentorio: «Da quel che leggo, la ragazza ha ammesso le proprie colpe. Mi sembra dunque, di primo acchito, un licenziamento di cattivo gusto. L’azienda, pur lavorando in un settore delicato come quello delle finanze, avrebbe potuto accettare le sue scuse. Sarebbe stato un comportamento da “signori”. Aggiungo un dettaglio: se questo licenziamento fosse avvenuto in Italia, sarebbe stato considerato illegittimo da qualunque giudice. Mi sia permessa una considerazione di massima: siamo a pochi mesi dal voto oltreconfine e i nemici dei frontalieri otterranno più voti degli amici dei frontalieri stessi».

Anche i lavoratori provenienti dal Belpaese, attraverso i social network, hanno detto la loro. «Sappiamo tutti come vanno le cose in Ticino, lavorare sodo e non protestare, subire e non parlare», si legge in uno delle decine di commenti postati su questa vicenda, che ha subito valicato i confini ticinesi. Ma c’è anche chi afferma, pur manifestando la propria solidarietà alla ragazza: «L’azienda ha applicato il Codice etico. Ha ritenuto opportuno interrompere il rapporto di lavoro. Hai sbagliato? Paghi le conseguenze». Di certo, come ha ammesso la giovane frontaliera a tio.ch, l’azienda «ha fatto tutto quello che mi aspettavo». Per poi concludere: «Ho perso tutto per un post su Instagram».


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