Lezioni di italiano per settanta stranieri, al Bellevue è iniziato il corso
1Gli allievi del corso di lingua italiana al Bellevue, assieme al titolare dell’albergo, Giulio Salvi2 L’insegnante del Cpia durante la lezione in taverna corregge gli esercizi3 Gli stranieri vedono il corso come una grande opportunità di integrazione, oggi preclusa per il limite della lingua (Foto by Foto Sandonini)

Lezioni di italiano per settanta stranieri, al Bellevue è iniziato il corso

A scuola di italiano per imparare a comunicare e dare una opportunità in più di integrazione nella comunità locale. La taverna dell’hotel Bellevue ospita in questi giorni le prime lezioni organizzate dal Cpia (Centro provinciale di istruzione per gli adulti) di Morbegno, accogliendo i cinquanta profughi a oggi presenti nella struttura alberghiera di Giulio Salvi e altre venti persone di nazionalità estera del Morbegnese.

L’urgenza di avviare il progetto di insegnamento dell’italiano ha trovato la disponibilità della struttura alberghiera, mentre dalle prossime settimane il Cpia coordinato dal dirigente Pierluigi Labbadia potrà trasferire le lezioni, in collaborazione con la Provincia, in alcune aule dell’istituto tecnico Saraceno e del liceo scientifico Nervi di Morbegno.

La numerosa classe di “principianti assoluti” di italiano - suddivisa a sua volta in gruppi tra cui il meno numeroso, di 20 persone, composto da analfabeti - è stata volutamente composta non solo da profughi ma anche da altri stranieri che si sono rivolti al Cpia come primo passo verso l’integrazione. «Noi pachistani parliamo la lingua del nostro paese - afferma Khalil, 25 anni - e come seconda lingua l’inglese, che io ho studiato anche a scuola nel mio paese ma che non sempre qui ci basta per comunicare con le persone. Io sono qui ormai da sette mesi e avere un’insegnante che mi aiuti con la lingua è importante».

Julhas e Johir, rispettivamente 29 e 19 anni vengono dal Bangladesh e sono al Bellevue da poco più di un mese, dopo essere arrivati in Italia tre mesi fa. Entrambi hanno seguito nel loro paese studi di scuola superiore nel settore tecnico, comunicano in inglese ma, avendo intenzione di rimanere in Italia, contano sulla possibilità di apprendere la lingua per l’uso quotidiano. Proprio questo è l’obiettivo del corso che insegna a presentarsi, chiedere informazioni e rispondere a semplici domande. Le lezioni, che coinvolgono uomini e donne provenienti da Senegal, Nigeria, Mali, Eritrea, Bangladesh, Ghana, Egitto, Ucraina, Georgia, Russia, Marocco, si svolgono unicamente in lingua italiana.

Gli insegnanti, che oltre a studiare un particolare metodo per il gruppo degli analfabeti riconoscono l’elevato tasso di scolarizzazione della maggior parte dei partecipanti, parlano di frequenza assidua e puntuale dei ragazzi coinvolti che hanno anche chiesto di rendere quotidiana la scuola. Ai settanta attuali partecipanti al corso si aggiungeranno a breve anche i profughi ospitati a Gerola Alta, per i quali è previsto a metà novembre il trasferimento al Bellevue. «Il corso è un primo passo verso l’integrazione - afferma l’albergatore Giulio Salvi che ha reso disponibile gli spazi e le attrezzature per la scuola - alla base di una pacifica convivenza nel rispetto reciproco delle regole».


© RIPRODUZIONE RISERVATA