Le società di calcio  «Non vogliamo  tornare in campo»
Dura presa di posizione dei presidenti e dei dirigenti delle società calcistiche, riuniti in videoconferenza nella serata di venerdì

Le società di calcio

«Non vogliamo

tornare in campo»

I dirigenti si sono incontrati in videoconferenza

Molto critici sulla gestione per l’inizio e lo stop alle gare

Il calcio dilettantistico e giovanile in Valtellina e Valchiavenna non ripartirà né il 13 novembre né a marzo.

E in questa stagione i campionati non proseguiranno né si concluderanno anche se la federazione o gli organi di Governo (a livello regionale o statale) dovessero dare il via libera in tal senso.

Non lascia particolari dubbi la presa di posizione dei presidenti e dei dirigenti delle società calcistiche della provincia di Sondrio che si sono riuniti in una videoconferenza nella serata di venerdì per confrontarsi sull’attuale situazione e decidere una linea di comportamento e d’azione comune.

Alla riunione hanno preso parte i rappresentanti di una ventina di società (pochi gli assenti giustificati) e la posizione dei sodalizi di Valtellina e Valchiavenna sarà sintetizzata da un documento che verrà diffuso nelle prossime ore o, al più tardi, tra qualche giorno.

Intanto, però, è già molto chiaro il punto di vista dei presidenti: non si tornerà in campo per la stagione 2020-2021 e questo, come detto, sia che si riparta a novembre, sia che, come sta emergendo in queste ultime ore, la federazione scelta di ripartire a marzo 2021 facendo disputare i campionati solo con un girone d’andata e poi ampliando i playoff e playout rispetto al loro format abituale.

Una scelta, quella delle società dilettantistiche della delegazione provinciale di Sondrio della Lnd, dettata soprattutto da un diffuso malcontento verso gli organi di governo del calcio proprio a livello provinciale e regionale. I presidenti si sentono presi in giro per come sono stati gestiti questo avvio di stagione e poi il recente stop ai campionati: le loro recriminazioni sono legate a vari aspetti, quali i costi sostenuti per il rispetto dei protocolli, per l’acquisto di strumenti come i termo scanner o per le sanificazioni degli spogliatoi, sforzi economici ora resi vani dallo stop imposto dall’ordinanza di Regione Lombardia.

Nonostante le promesse estive le società hanno comunque dovuto pagare parte della quota d’iscrizione ai campionati, compresi quelli giovanili, mentre, visto lo stop dell’attività saranno ora costrette in moltissimi casi, a rimborsare le quote pagate loro dalle famiglie per iscrivere bambini e ragazzi a corsi e allenamenti.


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