«Le aperture sono finte Metà degli esercizi  non potrà ripartire»
Da lunedì 26 penalizzato chi non ha i tavolini all’aperto (Foto by gianatti)

«Le aperture sono finte
Metà degli esercizi

non potrà ripartire»

Commercio. Dura nota di albergatori ed esercenti contro le misure che favoriscono chi ha tavoli all’aperto Credaro: «Si creano insensate e gratuite disparità. Decidono sempre quelli con la pancia piena»

«Finte aperture che non tengono in alcun conto delle caratteristiche delle realtà alpine per le quali sono addirittura penalizzanti». E’ una bocciatura senza appello quella che arriva dall’Unione del Commercio, del Turismo e dei Servizi, dalla Fipe e da Federalberghi all’annuncio del via libera a pranzi e cene, ma solo all’aperto a partire dal 26 aprile. Tanto da non fare escludere manifestazioni anche eclatanti di protesta da parte degli operatori.

Tutti d’accordo

Sulla decisione dell’en plein air si era già espresso negativamente il presidente dei rsitoratori Gianluca Bassola, e da venerdì sui vari canali social si sono scatenate una serie infinite di battute accompagnate per lo più da video che mostrano commensali sferzati da vento o pioggia.

Un’ironia che non riesce a celare la drammaticità del momento. La preoccupazione per chi opera in territori come la provincia di Sondrio dove temperature, condizioni meteo e anche abitudini - nel Nord Europa si cena all’aperto mica solo d’estate - non favoriscono l’utilizzo degli spazi all’aperto in questo periodo, è reale e tangibile.

«Si sta camuffando per una concessione di apertura ciò che nella realtà è l’esatto contrario - dice Loretta Credaro, presidente dell’Unione Commercio, Turismo e Servizi di Sondrio -. La decisione di rendere rafforzata la zona gialla ci lascia un forte senso di sconcerto e siamo basiti di fronte alla prospettiva di non lasciare lavorare i ristoranti nei loro spazi interni». Una scelta che, peraltro, sottolinea sempre Credaro rischia di creare «insensate e gratuite disparità» all’interno delle stesse categorie, privilegiando alcune imprese a sfavore di altre.

«A bar e ristoranti - puntualizza Piero Ghisla, presidente dell’associazione Pubblici esercizi della provincia di Sondrio - verrà concesso di aprire a pranzo e a cena, ma questa opportunità sarà inizialmente data solo a quei locali che hanno il servizio al tavolo esclusivamente all’aperto. La metà circa degli esercizi, quindi, sarà ancora costretta a stare chiusa. In provincia di Sondrio, in particolare, quasi un locale su due non ha la possibilità di svolgere la propria attività all’aperto anche per ragioni climatiche, pensiamo per esempio alle temperature dei comuni montani alle altitudini più elevate, quindi si verificherà un fortissimo disequilibrio che danneggerà ancora numerose imprese».

Le condizioni

Le condizioni per una riapertura degna di questo nome, come dicono gli esercenti, ci sarebbero a partire dai protocolli che Unione, Fipe e Federalberghi hanno redatto proprio a tutela della sicurezza e della salute pubblica.

«Le regole ce le siamo date - sottolinea il presidente di Federalberghi Roberto Galli -, bisogna solo applicarle. Gli imprenditori sono stanchi di aspettare e sono pronti a fare la propria parte, responsabilmente e con la consapevolezza che solo con l’impegno di ciascuno si potrà arrivare a una vera e duratura ripartenza. È il momento di rimboccarsi le maniche e di mettersi al lavoro, ma tutti devono essere messi nelle condizioni di poterlo fare, mentre purtroppo sentiamo parlare di ipotesi come per esempio quella di un pass per spostarsi tra regioni, che francamente ci lascia decisamente perplessi e non rappresenterà altro che un intoppo alla mobilità».

«Gli operatori sono sempre più insofferenti e arrabbiati - aggiunge Credaro - perché queste nuove misure nei fatti, anziché andare incontro alle imprese, sono decisamente penalizzanti per una zona montana come la nostra e fanno sembrare sempre più lontana la vera ripartenza. I nostri imprenditori sono stanchi del fatto che a decidere le regole del commercio, del turismo e dei servizi siano quelli che hanno la pancia piena e che stanno talmente in alto da aver perso la cognizione della realtà quotidiana di chi chiede solo di lavorare».


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